Traduzione di Paragrafo 8, Libro 2 di Cicerone

Versione originale in latino


Si omnia fato, quid mihi divinatio prodest? Quod enim is qui divinat praedicit, id vero futurum est, ut ne illud quidem sciam quale sit, quod Deiotarum, necessarium nostrum, ex itinere aquila revocavit; qui nisi revertisset, in eo conclavi ei cubandum fuisset, quod proxuma nocte corruit; ruina igitur oppressus esset. At id neque, si fatum fuerat, effugisset nec, si non fuerat, in eum casum incidisset. Quid ergo adiuvat divinatio, aut quid est quod me moneant aut sortes aut exta aut ulla praedictio? Si enim fatum fuit classes populi Romani bello Punico primo alteram naufragio, alteram a Poenis depressam interire, etiamsi tripudium solistumum pulli fecissent L. Iunio et P. Claudio consulibus, classes tamen interissent. Sin, cum auspiciis obtemperatum esset, interiturae classes non fuerunt, non interierunt fato; vultis autem omnia fato; nulla igitur est divinatio. Quodsi fatum fuit bello Punico secundo exercitum populi Romani ad lacum Trasumennum interire num id vitari potuit, si Flaminius consul iis signis iisque auspiciis quibus pugnare prohibebatur paruisset? [Certe potuit.] Aut igitur non fato interiit exercitus (mutari enim fata non possunt) aut, si fato (quod certe vobis ita dicendum est), etiamsi obtemperasset auspiciis, idem eventurum fuisset. Ubi est igitur ista divinatio Stoicorum? Quae, si fato omnia fiunt, nihil nos admonere potest ut cautiores simus; quoquo enim modo nos gesserimus, fiet tamen illud quod futurum est; sin autem id potest flecti, nullum est fatum; ita ne divinatio quidem, quoniam ea rerum futurarum est; nihil autem est pro certo futurum, quod potest aliqua procuratione accidere ne fiat.

Traduzione all'italiano


Se tutto avviene per decreto del fato, a che mi serve la divinazione? Ciò che l'indovino predice, avverrà senza dubbio; sicché non so nemmeno che valore abbia il fatto che un'aquila distolse il nostro amico Deiòtaro dal proseguite un viaggio; se non fosse tornato indietro, tu dici, avrebbe dovuto dormire in quella stanza che nella notte seguente crollò, ed egli sarebbe morto sotto le macerie. Ma se era destinato che ciò accadesse, non sarebbe sfuggito a quella sciagura; se non era destinato, non vi sarebbe incorso. Quale aiuto, dunque, dà la divinazione, quale avviso utile possono darmi le sorti, le viscere, qualsiasi presagio? Se era destinato che nella prima guerra punica le due flotte romane andassero perdute, l'una per un naufragio, l'altra affondata dai cartaginesi, anche se i polli avessero dato ai consoli Lucio Giunio e Publio Claudio l'auspicio più favorevole di tutti, le flotte sarebbero egualmente andate perdute. Se invece, qualora si fosse obbedito agli auspicii, le flotte non sarebbero andate perdute, non è a causa del fato che andarono perdute. Ma voi volete che tutto avvenga per decreto del fato; e allora la divinazione non vale nulla. E se era destinato che nella seconda guerra punica l'esercito romano fosse distrutto presso il lago Trasimeno, si sarebbe forse potuto evitare ciò, qualora il console Flaminio avesse dato retta a quei segni e a quegli auspicii che gli vietavano di attaccar battaglia? Dunque o l'esercito andò distrutto non per decreto del fato (ché il fato non si può mutare), o, se ciò avvenne per fato (e voi dovete certamente sostenere questa tesi), anche se Flaminio avesse obbedito agli auspicii, la sciagura sarebbe egualmente accaduta. Dov'è, dunque, codesta divinazione degli stoici? Se tutto accade per decreto del fato, essa non può in nessun modo consigliarci di essere più prudenti: ché, in qualsiasi modo avremo agito, accadrà, ciò nonostante, quel che deve accadere. Se invece il corso degli eventi può essere deviato, il. fato si riduce a nulla; e allora si riduce a nulla anche la divinazione, poiché riguarda gli eventi futuri; ma nessun evento futuro accadrà con certezza, se con qualche espiazione si può fare in modo che non accada.