Traduzione di Paragrafo 68, Libro 2 di Cicerone

Versione originale in latino


Tibi autem de me cum sollicitudine cogitanti subito sum visus emersus e flumine. Inerant enim in utriusque nostrum animis vigilantium cogitationum vestigia. At quaedam adiuncta sunt, ut mihi de monumento Mari, tibi, quod equus in quo ego vehebar, mecum una demersus rursus apparuit. An tu censes ullam anum tam deliram futuram fuisse ut somniis crederet, nisi ista casu non numquam forte temere concurrerent? Alexandro draco loqui visus est. Potest omnino hoc esse falsum, potest verum; sed, ut verum sit, non est mirabile; non enim audivit ille draconem loquentem, sed est visus audire, et quidem, quo maius sit, cum radicem ore teneret, locutus est; sed nihil est magnum somnianti. Quaero autem cur Alexandro tam inlustre somnium, tam certum, nec huic eidem alias, nec multa ceteris; mihi quidem praeter hoc Marianum nihil sane quod meminerim. Frustra igitur consumptae tot noctes tam longa in aetate. Nunc quidem propter intermissionem forensis operae et lucubrationes detraxi et meridiationes addidi, quibus uti antea non solebam, nec tam multum dormiens ullo somnio sum admonitus, tantis praesertim de rebus, nec mihi magis umquam videor quam cum aut in foro magistratus aut in curia senatum video, somniare.

Traduzione all'italiano


In un periodo, poi, in cui tu pensavi a me con preoccupazione, ti apparii in un sogno, improvvisamente emerso da un fiume. Nell'anima tua come nella mia, dunque, c'erano tracce di pensieri che avevamo avuto da svegli. Ma nei nostri sogni si aggiunse qualcosa in più: nel mio sogno il tempio fatto edificare da Mario, nel tuo il fatto che il cavallo sul quale io viaggiavo, sommerso insieme a me, riemerse anch'esso all'improvviso. O tu credi che ci sarebbe mai stata anche una sola vecchierella tanto svanita di mente da credere ai sogni, se non capitasse qualche volta che essi, per puro caso, corrispondessero alla realtà? Ad Alessandro sembrò che un serpente parlasse. La cosa può essere completamente falsa, può essere anche vera; ma, anche ammesso che sia vera, non è prodigiosa: Alessandro non sentì parlare il serpente, ma gli parve di sentirlo; e, perché il fatto sembri ancor più straordinario, parlò tenendo in bocca una radice; ma nulla è straordinario per chi sogna! Vorrei sapere, poi, perché ad Alessandro capitò un sogno così chiaro, così sicuro, ma egli stesso non ne ebbe mai in altre circostanze, e non ne ebbero molti di questa sorta le altre persone. A me, certo, tranne quel sogno di Mario, non ne sono capitati altri, che io ricordi. Invano, dunque, ho consumato tante notti, in una vita così lunga! Adesso, per l'interruzione dell'attività forense, ho eliminato le veglie trascorse nel preparare i discorsi e mi sono concesso dei sonnellini pomeridiani, ai quali prima non ero abituato; e, pur dormendo tanto, non sono stato preavvisato da alcun sogno, nonostante tutto quel che è accaduto; quando vedo i magistrati nel foro o il senato nella Curia, allora sì, mi sembra di sognare come non mai.