Traduzione di Paragrafo 63, Libro 2 di Cicerone

Versione originale in latino


Venit enim iam in contentionem, utrum sit probabilius, deosne inmortalis, rerum omnium praestantia excellentis, concursare omnium mortalium, qui ubique sunt, non modo lectos, verum etiam grabatos, et, cum stertentem aliquem viderint, obicere iis visa quaedam tortuosa et obscura, quae illi exterriti somno ad coniectorem mane deferant, an natura fieri ut mobiliter animus agitatus, quod vigilans viderit, dormiens videre videatur. Utrum philosophia dignius, sagarum superstitione ista interpretari an explicatione naturae? Ut, si iam fieri possit vera coniectura somniorum, tamen isti, qui profitentur, eam facere non possint: ex levissimo enim et indoctissimo genere constant. Stoici autem tui negant quemquam nisi sapientem divinum esse posse. Chrysippus quidem divinationem definit his verbis: "vim cognoscentem et videntem et explicantem signa, quae a dis hominibus portendantur"; officium autem esse eius praenoscere, dei erga homines mente qua sint quidque significent, quemadmodumque ea procurentur atque expientur. Idemque somniorum coniectionem definit hoc modo: esse vim cernentem et explanantem quae a dis hominibus significentur in somnis. Quid ergo? Ad haec mediocri opus est prudentia an et ingenio praestanti et eruditione perfecta? Talem autem cognovimus neminem.

Traduzione all'italiano


È venuto ormai il momento di discutere quale di queste alternative sia più probabile: che gli dèi immortali, superiori a qualsiasi altro essere, scorrazzino e vadano a visitare non solo i letti ma anche i miseri giacigli di tutti i mortali, dovunque essi si trovino, e, ogni qual volta vedono uno che russa, gli ispirino delle visioni confuse e oscure, che quel tale, svegliatosi in preda al terrore, la mattina dopo riferisca all'interprete, oppure che per un fenomeno naturale l'anima, continuamente mossa, abbia l'impressione di vedere mentre dorme ciò che ha visto da sveglia. Che cosa si addice di più alla filosofia, interpretare questi fatti ricorrendo alla superstizione delle fattucchiere o alla spiegazione secondo la natura? Sicché, se pur potesse esistere una verace interpretazione dei sogni, costoro, che la professano, non sarebbero capaci di compierla: sono infatti gente del tutto priva di serietà e ignorantissima. I tuoi stoici, d'altra parte, dicono che nessuno, tranne il sapiente, può essere indovino. Crisippo definisce la divinazione con queste parole: "Una facoltà di conoscere, ravvisare e spiegare i segni che vengono mostrati dagli dèi agli uomini"; e aggiunge che il còmpito della divinazione è di sapere in precedenza quali predisposizioni abbiano gli dèi verso gli uomini, di che cosa li avvisino con quei segni, in che modo si possa ovviare ai cattivi presagi ed espiarli. Ancora Crisippo definisce così l'interpretazione dei sogni: una capacità di scorgere e di spiegare che cosa gli dèi intendono presagire agli uomini nei sogni. E che, dunque? Per raggiungere un simile scopo basta un'intelligenza mediocre o ci vuole un ingegno eccezionale e un sapere perfetto? Ma un interprete fornito di tali doti non l'ho conosciuto mai.