Traduzione di Paragrafo 61, Libro 2 di Cicerone

Versione originale in latino


Illud etiam requiro, cur, si deus ista visa nobis providendi causa dat, non vigilantibus potius det quam dormientibus. Sive enim externus et adventicius pulsus animos dormientium commovet, sive per se ipsi animi moventur, sive quae causa alia est cur secundum quietem aliquid videre, audire, agere videamur, eadem causa vigilantibus esse poterat; idque si nostra causa di secundum quietem facerent, vigilantibus idem facerent, praesertim cum Chrysippus Academicos refellens permulto clariora et certiora esse dicat quae vigilantibus videantur quam quae somniantibus. Fuit igitur divina beneficentia dignius, cum consulerent nobis, clariora visa dare vigilanti quam obscuriora per somnum. Quod quoniam non fit, somnia divina putanda non sunt. Iam vero quid opus est circumitione et anfractu, ut sit utendum interpretibus, somniorum, potius quam derecto deus, siquidem nobis consulebat, "hoc facito, hoc ne feceris" diceret idque visum vigilanti potius quam dormienti daret?

Traduzione all'italiano


Un'altra cosa vorrei sapere: se la divinità ci manda queste visioni per il nostro bene, perché non ce le manda mentre siamo svegli, non mentre dormiamo. O che un impulso esterno ed estraneo ecciti le anime dei dormienti, o che le anime si eccitino da sé, o che vi sia qualunque altra causa che ci dia l'impressione di vedere, udire, fare qualcosa durante il sonno, la medesima causa poteva valere riguardo a noi durante la veglia; e se gli dèi facessero ciò per il nostro bene mentre dormiamo, farebbero altrettanto mentre siamo svegli, tanto più in quanto Crisippo, polemizzando contro gli accademici, dice che sono molto più chiare e sicure le cose da noi viste in stato di veglia che quelle che ci appaiono in sogno. Sarebbe stato quindi più degno della bontà divina - se davvero gli dèi intendessero con questo mezzo curarsi di noi - inviare visioni più chiare a chi è sveglio, non più oscure a chi dorme. Ma siccome ciò non accade, i sogni non sono da considerare di origine divina. E insomma, che bisogno ci sarebbe di tortuosità e di raggiri, tali da costringerci a ricorrere agli interpreti dei sogni? La divinità, se voleva davvero giovarci, non poteva dirci senza intermediari "Fa' questo, non fare quest'altro", e apparirci mentre eravamo svegli, non mentre dormivamo?