Traduzione di Paragrafo 6, Libro 2 di Cicerone

Versione originale in latino


Potestne igitur earum rerum, quae nihil habent rationis quare futurae sint, esse ulla praesensio? Quid est enim aliud fors, quid fortuna, quid casus, quid eventus, nisi cum sic aliquid cecidit, sic evenit, ut vel aliter cadere atque evenire potue rit? Quomodo ergo id quod temere fit, caeco casu et volubilitate fortunae, praesentiri et praedici potest? Medicus morbum ingravescentem ratione providet, insidias imperatori tempestates gubernator; et tamen ii ipsi saepe falluntur, qui nihil sine certa ratione opinantur; ut agricola, cum florem oleae videt, bacam quoque se visurum putat, non sine ratione ille quidem, sed non numquam tamen fallitur. Quodsi falluntur ii qui nihil sine aliqua probabili coniectura ac ratione dicunt, quid existimandum est de coniectura eorum qui extis aut avibus aut ostentis aut oraclis aut somniis futura praesentiunt? Nondum dico quam haec signa nulla sint, fissum iecoris, corvi cantus, volatus aquilae, stellae traiectio, voces furentium, sortes, somnia; de quibus singulis dicam suo loco; nunc de universis. Qui potest provideri quicquam futurum esse quod neque causam habet ullam neque notam cur futurum sit? Solis defectiones itemque lunae praedicuntur in multos annos ab iis qui siderum motus numeris persequuntur; ea praedicunt enim quae naturae necessitas perfectura est. Vident ex constantissimo motu lunae quando illa e regione solis +facta+ incurrat in umbram terrae, quae est meta noctis, ut eam obscurari necesse sit, quandoque eadem luna subiecta atque opposita soli nostris oculis eius lumen obscuret, quo in signo quaeque errantium stelliarum quoque tempore futura sit, qui exortus quoque die signi alicuius aut qui occasus futurus sit. Haec qui ante dicunt, quam rationem sequantur vides.

Traduzione all'italiano


Può dunque esservi una previsione di quegli eventi riguardo ai quali non c'è nessuna ragione per cui debbano accadere? Che altro è, in realtà, la sorte, la fortuna, il caso, l'accadimento, se non il capitare, l'accadere di qualcosa che avrebbe anche potuto capitare e accadere altrimenti? Ma in che modo, dunque, si può presentire e predire quel che avviene alla ventura, per cieco caso e per volubilità della sorte? Il medico prevede l'aggravarsi di una malattia seguendo il filo di un ragionamento; e allo stesso modo il comandante prevede un agguato, il navigatore le tempeste; eppure anch'essi, non di rado, si sbagliano, pur non formandosi alcuna opinione senza una ragione ben precisa; così come il contadino, quando vede un olivo in fiore, ritiene che vedrà anche i frutti, non senza ragione; e tuttavia qualche volta si sbaglia. E se si sbagliano coloro che nulla dicono senza aver fatto qualche ipotesi e qualche ragionamento probabile, che cosa dobbiamo pensare delle profezie di quelli che predicono il futuro in base alle viscere, agli uccelli, ai prodigi, agli oracoli, ai sogni? Non voglio ancora dire quanto sia nullo il valore di questi segni: delle fenditure nel fegato delle vittime, del canto d'un corvo, del volo di un'aquila, del cader di una stella, delle grida degli invasati, delle sorti, dei sogni. Di tutte queste singole cose parlerò a suo tempo; ora discuto il problema in generale. Come si può prevedere che avverrà qualcosa che non ha alcuna causa né alcun sintomo che denoti il motivo per cui avverrà? Le eclissi di sole e di luna vengono predette con anticipo di molti anni da coloro che con calcoli matematici prendono nota del moto degli astri: essi predicono ciò che la necessità delle leggi di natura attuerà. In base al movimento regolarissimo della luna, comprendono in quale momento essa, trovandosi in opposizione al sole, entri nell'ombra della terra, che è un cono di oscurità, sicché è inevitabile che essa scompaia alla nostra vista, e in quale altro momento la luna medesima, passando sotto il sole e frapponendosi tra esso e la terra, oscuri la luce del sole ai nostri occhi, e in quale costellazione ciascuno dei pianeti si troverà in ciascun tempo, e, in ciascun giorno, quale sarà il sorgere e il tramonto di una costellazione. Coloro che prevedono tutti questi fenomeni, tu sai quali ragionamenti compiano.