Traduzione di Paragrafo 58, Libro 2 di Cicerone

Versione originale in latino


Similis est error in somniis; quorum quidem defensio repetita quam longe est! Divinos animos censent esse nostros, eosque esse tractos extrinsecus, animorumque consentientium multitudine completum esse mundum; hac igitur mentis et ipsius divinitate, et coniunctione cum externis mentibus cerni quae sint futura. Contrahi autem animum Zeno et quasi labi putat atque concidere, et ipsum esse dormire. Iam Pythagoras et Plato, locupletissimi auctores, quo in somnis certiora videamus, praeparatos quodam cultu atque victu proficisci ad dormiendum iubent; faba quidem Pythagorei utique abstinere, quasi vero eo cibo mens, non venter infletur. Sed nescio quo modo nihil tam absurde dici potest quod non dicatur ab aliquo philosophorum. Utrum igitur censemus dormientium animos per sene ipsos in somniando moveri an, ut Democritus censet, externa et adventicia visione pulsari? Sive enim sic est sive illo modo, videri possunt permulta somniantibus falsa pro veris. Nam et navigantibus moveri videntur ea quae stant, et quodam obtutu oculorum duo pro uno lucernae lumina. Quid dicam insanis, quid ebriis quam multa falsa videantur? Quodsi eius modi visis credendum non est, cur somniis credatur nescio. Nam tam licet de his erroribus, si velis, quam de somniis disputare, ut ea, quae stant, si moveri videantur, terrae motum significare dicas aut repentinam aliquam fugam, gemino autem lucernae lumine declarari dissensionem ac seditionem moveri.

Traduzione all'italiano


Un errore analogo si commette a proposito dei sogni. Da quanto lontano prendono le mosse nel difenderli! Sostengono che le nostre anime siano divine, e derivino dal di fuori di noi, e che il mondo sia pieno di una moltitudine di anime "consenzienti": quindi, in virtù della natura divina dell'anima in quanto tale e della sua connessione con le anime che riempiono l'universo, sarebbe possibile vedere il futuro. Zenone ritiene che l'anima si contragga e, in certo senso, scivoli giù e giaccia, e che appunto in ciò consista il sonno. Già Pitagora e Platone, autori di sommo valore, consigliano di andare a dormire predisposti da un regime di vita e da un'alimentazione appropriata, allo scopo di vedere in sogno cose più rispondenti al vero; i pitagorici prescrivono di astenersi assolutamente dal mangiar fave, come se quel cibo gonfiasse l'anima, non il ventre. Ma, non so come, non si può immaginare nulla di tanto assurdo che non sia sostenuto da qualche filosofo. Riteniamo dunque che le anime dei dormienti si muovano da sé mentre sognano, oppure che, come sostiene Democrito, siano colpite da visioni esterne ed estranee? Sia vera questa opinione o quell'altra, rimane il fatto che moltissime cose false possono apparir vere a chi sogna. Anche ai naviganti sembra che si muovano cose che stanno ferme; e, per una sensazione degli occhi deviati, l'unica luce di una lucerna può apparire doppia. E che dire dei pazzi, o degli ubriachi? Quante visioni fallaci essi hanno! Ma se non si deve credere a visioni di questo genere, non capisco perché si debba credere ai sogni. Giacché, se volessimo, potremmo sostenere a proposito di questi errori visivi le stesse cose che si sostengono a proposito dei sogni, e, di conseguenza, potremmo dire che le cose ferme, qualora sembrino in movimento, siano il segno premonitore di un terremoto o di una qualche sconfitta improvvisa, e che il veder doppia la fiamma di una lucerna sia presagio di discordie civili e di sedizioni.