Traduzione di Paragrafo 56, Libro 2 di Cicerone

Versione originale in latino


Sed iam ad te venio,
[list]"o sancte Apollo, qui umbilicum certum terrarum obsides,
unde superstitiosa primum saeva evasit vox fera."[/list]
Tuis enim oraclis Chrysippus totum volumen implevit partim falsis, ut ego opinor, partim casu veris, ut fit in omni oratione saepissime, partim flexiloquis et obscuris, ut interpres egeat interprete et sors ipsa ad sortes reverenda sit, partim ambiguis et quae ad dialecticum deferenda sint. Nam cum illa sors edita est opulentissumo regi Asiae:
[list]"Croesus Halyn penetrans magnam pervertet opum vim"[/list]
hostium vim se perversurum putavit, pervertit autem suam: utrum igitur eorum accidisset, verum oraclum fuisset. Cur autem hoc credam umquam editum Croeso? Aut Herodotum cur veraciorem ducam Ennio? Num minus ille potuit de Croeso quam de Pyrrho fingere Ennius? Quis enim est, qui credat Apollinis ex oraclo Pyrrho esse responsum:
[list]"aiio te, Aeacida, Romanos vincere posse"?[/list]
Primum latine Apollo numquam locutus est; deinde ista sors inaudita Graecis est; praeterea Pyrrhi temporibus iam Apollo versus facere desierat; postremo, quamquam semper fuit, ut apud Ennium est,
[list]"stolidum genus Aeacidarum
- bellipotentes sunt magis quam sapientipotentes -",[/list]
tamen hanc amphiboliam versus intellegere potuisset, "vincere te Romanos" nihilo magis in se quam in Romanos valere; nam illa amphibolia, quae Croesum decepit, vel Chrysippum potuisset fallere, haec vero ne Epicurum quidem.

Traduzione all'italiano


Ma eccomi giunto a te,
[list]"O venerando Apollo, che occupi il vero ombelico del mondo, donde primamente uscì la profetica voce orrida, terribile."[/list]
Dei tuoi oracoli Crisippo ha riempito un intero libro: alcuni falsi, a mio parere, altri avveratisi per caso, come spessissimo avviene in qualsiasi discorso, altri tortuosi e oscuri (cosicché l'interprete ha, a sua volta, bisogno di un interprete, e la sorte stessa va indagata ricorrendo alle sorti), altri ancora a doppio senso e bisognosi dell'indagine di un dialettico. Quando fu dato quel famoso responso al più ricco dei re d'Asia:
[list]"Creso attraversando l'Halys manderà in rovina una grande potenza"[/list]
egli credette che avrebbe mandato in rovina la potenza dei nemici, mandò invece in rovina la propria: si fosse verificata l'una o l'altra delle due possibilità, l'oracolo sarebbe egualmente apparso vero. Perché, d'altra parte, dovrei credere che Creso abbia mai ricevuto realmente questo responso? O perché dovrei considerare Erodoto più verace di Ennio? Erodoto non poté forse essere stato meno fantasioso a proposito di Creso di quanto lo fu Ennio a proposito di Pirro? Chi è disposto a credere che Pirro ricevé dall'oracolo di Apollo il responso:
[list]"Dico te, Eacide, poter vincere i romani"?[/list]
Innanzi tutto, Apollo non parlò mai in latino; poi, di questo responso gli autori greci non sanno nulla; inoltre, al tempo di Pirro Apollo aveva già smesso di far versi; e infine, sebbene sia sempre stata, come Ennio dice,
[list]"Stolta la stirpe degli Eacidi - son potenti in guerra più che nella saggezza -",[/list]
tuttavia Pirro avrebbe potuto capire che il doppio senso contenuto in quel verso, "te vincere i romani", non era per nulla più favorevole a lui che ai romani. Ché quel doppio senso che ingannò Creso avrebbe potuto ingannare anche un Crisippo, ma questo, relativo a Pirro, non avrebbe ingannato neanche Epicuro.