Traduzione di Paragrafo 52, Libro 2 di Cicerone

Versione originale in latino


Veniamus nunc ad optumum virum, familiarem nostrum, Cratippum. "Si sine oculis" inquit "non potest exstare officium et munus oculorum, possunt autem aliquando oculi non fungi suo munere, qui vel semel ita est usus oculis ut vera cerneret, is habet sensum oculorum vera cernentium. Item igitur, si sine divinatione non potest officium et munus divinationis exstare, potest autem, cum quis divinationem habeat, errare aliquando nec vera cernere, satis est ad confirmandam divinationem semel aliquid ita esse divinatum nihil ut fortuito cecidisse videatur. Sunt autem eius generis innumerabilia; esse igitur divinationem confitendum est." Festive et breviter; sed cum bis sumpsit quod voluit, etiamsi faciles nos ad concedendum habuerit, id tamen quod adsumit concedi nullo modo potest. "Si" inquit "aliquando oculi peccent, tamen, quia recte aliquando viderunt, inest in iis vis videndi; item, si quis semel aliquid in divinatione dixerit, is, etiam cum peccet, tamen existumandus sit habere vim divinandi."

Traduzione all'italiano


Veniamo ora al nostro amico e ottimo uomo, Cratippo. Dice: "Se senza occhi non può svolgersi la funzione e il còmpito degli occhi, e tuttavia può accadere talvolta che gli occhi non adempiano bene al loro còmpito, chi anche una volta sola ha usato gli occhi in modo da scorgere le cose come sono in realtà, possiede il senso della vista capace di percepire la realtà. Allo stesso modo, dunque, se, non esistendo la divinazione, non può svolgersi la funzione e il còmpito della divinazione stessa, e tuttavia può accadere talvolta che qualcuno, pur dotato di capacità divinatorie, erri e non veda la realtà, è sufficiente a dimostrare l'esistenza della divinazione che anche una volta sola un fatto sia stato divinato in modo tale da non sembrare che ciò possa in alcun modo attribuirsi al caso. Ma ci sono esempi innumerevoli di questo genere: bisogna dunque ammettere che la divinazione esiste." Arguto e conciso! Ma dopo che per due volte ha enunciato un presupposto arbitrario, per quanto possa aver trovato in noi degli amici disposti a concedergli molto, non è tuttavia assolutamente possibile concedergli ciò che vuole "aggiungere" nella sua argomentazione. Egli dice, dunque: "Se qualche volta gli occhi vedono male, tuttavia, siccome qualche volta hanno visto bene, sono forniti della capacità di vedere; del pari, se uno ha detto anche una volta sola qualcosa di giusto nel divinare, sebbene altre volte si sbagli, dev'essere ritenuto dotato della capacità di divinare."