Traduzione di Paragrafo 42, Libro 2 di Cicerone

Versione originale in latino


ad Chaldaeorum monstra veniamus; de quibus Eudoxus, Platonis auditori in astrologia iudicio doctissimorum hominum facile princeps, sic opinatur, id quod scriptum reliquit, Chaldaeis in praedictione et in notatione cuiusque vitae ex natali die minime esse credendum. Nominat etiam Panaetius, qui unus e Stoicis astrologorum praedicta reiecit, Anchialum et Cassandrum, summos astrologos illius aetatis, qua erat ipse, cum in ceteris astrologiae partibus excellerent, hoc praedictionis genere non usos. Scylax Halicarnassius, familiaris Panaeti, excellens in astrologia idemque in regenda sua civitate princeps, totum hoc Chaldaeicum praedicendi genus repudiavit. Sed, ut ratione utamur omissis testibus, sic isti disputant qui haec Chaldaeorum natalicia praedicta defendunt: vim quandam esse aiunt signifero in orbe, qui Graece [i]zodiakon[/i] dicitur, talem ut eius orbis una quaeque pars alia alio modo moveat immutetque caelum, perinde ut quaeque stellae in his finitumisque partibus sint quoque tempore, eamque vim varie moveri ab iis sideribus quae vocentur errantia; cum autem in eam ipsam partem orbis venerint, in qua sit ortus eius qui nascatur, aut in eam quae coniunctum aliquid habeat aut consentiens, ea triangula illi et quadrata nominant. Etenim cum tempore anni tempestatumque caeli conversiones commutationesque tantae fiant accessu stellarum et recessu, cumque ea vi solis efficiantur quae videmus, non veri simile solum, sed etiam verum esse censent, perinde utcumque temperatus sit aÎr, ita pueros orientis animari atque formari, ex eoque ingenia, mores, animum, corpus, actionem vitae, casus cuiusque eventusque fingi.

Traduzione all'italiano


veniamo alle mostruose immaginazioni dei Caldei. Eudosso, seguace di Platone, superiore a tutti nell'astronomia per concorde giudizio dei più dotti, ritiene, e lo ha scritto, che non bisogna minimamente credere ai Caldei quanto alla predizione e alla determinazione della vita di ciascuno in base ai segni del giorno della nascita. Anche Panezio, l'unico degli stoici che negò fede alle predizioni astrologiche, ricorda Anchialo e Cassandro, i maggiori astronomi suoi contemporanei, i quali, mentre eccellevano in tutte le altre branche dell'astronomia, non vollero servirsi di questo genere di predizioni. Scilace di Alicarnasso, amico intimo di Panezio, astronomo eccellente e capo eminente della sua città, ripudiò tutto questo genere caldàico di predizione. Ma lasciamo da parte gli autori e ricorriamo al ragionamento. Codesti difensori delle "predizioni natalizie" dei Caldei argomentano così: è insita, dicono, nel cerchio delle costellazioni che in greco si chiama "zodiaco", una forza di tal natura, che ciascuna parte di quel cerchio influenza e trasforma il cielo in un modo diverso, a seconda delle diverse stelle che si trovano in quelle parti e nelle parti finitime in un dato tempo; e quella forza viene variamente modificata da quelle stelle che son chiamate erranti; e quando le costellazioni sono venute in quella parte dello zodiaco coincidente con la nascita di colui che viene alla luce, oppure in una che abbia qualche contiguità o affinità con quella, le figure che allora si formano sono chiamate dagli astrologi triangoli e quadrati. Inoltre, poiché nel corso di un anno e delle varie stagioni avvengono così notevoli rivolgimenti e mutamenti del cielo per l'avvicinarsi e l'allontanarsi delle stelle, e poiché questi fenomeni che vediamo sono causati dall'influsso del sole, gli astrologi ritengono non solo verosimile, ma vero, che, a seconda della composizione dell'aria, i bambini che nascono siano animati e conformati in un certo modo, e che da essa risultino plasmati i caratteri, le qualità morali, l'anima, il corpo, lo svolgersi della vita, i casi e gli eventi di ciascuno.