Traduzione di Paragrafo 39, Libro 2 di Cicerone

Versione originale in latino


"At omnes reges, populi, nationes utuntur auspiciis." Quasi vero quicquam sit tam valde quam nihil sapere vulgare, aut quasi tibi ipsi in iudicando placeat multitudo! Quotus quisque est, qui voluptatem neget esse bonum? Plerique etiam summum bonum dicunt. Num igitur eorum frequente Stoici de sententia deterrentur? Aut num plerisque in rebus sequitur eorum auctoritatem multitudo? Quid mirum igitur si in auspiciis et in omni divinatione imbecilli animi superstitiosa ista concipiant, verum dispicere non possint? Quae autem est inter augures conveniens et coniuncta constantia? Ad nostri augurii consuetudinem dixit Ennius:
[list]"tum tonuit laevum bene tempestate serena."[/list]
At Homericus Aiax apud Achillem querens de ferocitate Troianorum nescio quid hoc modo nuntiat:
[list]"prospera Iuppiter his dextris fulgoribus edit."[/list]
Ita nobis sinistra videntur, Graiis et barbaris dextra meliora; quamquam haud ignoro, quae bona sint, sinistra nos dicere, etiamsi dextra sint; sed certe nostri sinistrum nominaverunt externique dextrum, quia plerumque id melius videbatur. Haec quanta dissensio est! Quid quod aliis avibus utuntur, aliis signis, aliter observant, alia respondent? Non necesse est fateri partim horum errore susceptum esse, partim superstitione, multa fallendo?

Traduzione all'italiano


"Ma tutti i re, i popoli, le genti ricorrono agli auspicii. Come se ci fosse qualcosa di tanto diffuso quanto il non capir nulla, o come se anche tu, nel giudicare su qualche problema, ti attenessi all'opinione della moltitudine! Quanti sono quelli che negano che il piacere sia un bene? secondo i più, è addirittura il sommo bene. Dunque il loro gran numero induce gli stoici ad abbandonare la loro dottrina? O, d'altra parte, la moltitudine segue per lo più, nel modo di comportarsi, l'autorità degli stoici? Qual meraviglia, dunque, se a proposito degli auspicii e di ogni genere di divinazione le menti deboli accolgono tutte queste credenze superstiziose e non sono capaci di scorgere la verità? Quale coerenza, poi, basata su accordo e comunanza di idee, c'è fra gli àuguri? Uniformandosi all'usanza della nostra pratica augurale, Ennio disse:
[list]"Allora tuonò da sinistra nel cielo perfettamente sereno."[/list]
Ma l'Aiace omerico, lamentandosi con Achille della combattività dei troiani, si esprime press'a poco così:
[list]"Ad essi Giove diede presagi favorevoli con lampi inviati da destra."[/list]
Dunque, a noi i segni da sinistra sembrano più propizi, ai greci e ai barbari quelli da destra. Beninteso, non ignoro che i presagi favorevoli li chiamiamo talvolta "sinistri", anche se vengono da destra; ma certamente i nostri chiamarono sinistro l'auspicio e gli stranieri lo chiamarono destro, perché nella maggior parte dei casi esso sembrava loro migliore. Che grave discordanza! E che dire del fatto che dànno valore a uccelli diversi, a segni diversi, seguono metodi d'osservazione diversi, pronunciano responsi diversi? Non bisognerà ammettere che una parte di queste divergenze derivi da errori, un'altra da superstizione, molte da volontà d'imbrogliare?