Traduzione di Paragrafo 38, Libro 2 di Cicerone

Versione originale in latino


Omitte igitur lituum Romuli, quem in maximo incendio negas potuisse comburi; contemne cotem Atti Navi. Nihil debet esse in philosophia commenticiis fabellis loci; illud erat philosophi potius, totius augurii primum naturam ipsam videre, deinde inventionem, deinde constantiam. Quae est igitur natura, quae volucris huc et illuc passim vagantis efficiat ut significent aliquid et tum vetent agere, tum iubeant aut cantu aut volatu? Cur autem aliis a laeva, aliis a dextra datum est avibus ut ratum auspicium facere possint? Quo modo autem haec aut quando aut a quibus inventa dicemus? Etrusci tamen habent exaratum puerum auctorem disciplinae suae; nos quem? Attumne Navium? At aliquot annis antiquior Romulus et Remus, ambo augures, ut accepimus. An Pisidarum aut Cilicum aut Phrygum ista inventa dicemus? Placet igitur humanitatis expertes habere divinitatis auctores?

Traduzione all'italiano


Lascia da parte, dunque, il lituo di Romolo, che, a quanto dici, non bruciò nemmeno in quel grandissimo incendio; non tener conto della cote di Atto Navio. Nella filosofia non dev'esserci spazio per storielle inventate. Un'altra cosa, piuttosto, sarebbe stata compito di un vero filosofo: innanzi tutto indagare la natura di tutta la teoria augurale, poi rintracciarne l'origine, infine vedere se abbia una coerenza interna. Qual è, dunque, la legge di natura che fa volare gli uccelli da ogni parte, di qua e di là, allo scopo di dare dei segni e di vietare talvolta di far qualcosa, di comandarlo talaltra, o col canto o col volo? E perché ad alcuni uccelli è stato dato il potere di fornire un auspicio valido dalla parte sinistra, ad altri da destra? E come, quando, da chi diremo che siano state scoperte queste cose? Gli Etruschi, almeno, considerano come fondatore della loro dottrina quel bimbetto spuntato su dal solco durante un'aratura; noi a chi ci appelleremo? Ad Atto Navio? Ma furono più antichi di vari anni Romolo e Remo, ambedue àuguri, come ci è tramandato. Oppure diremo che queste dottrine sono state scoperte dai pisidii o dai cilici o dai frigi? Ammetteremo dunque che genti prive di civiltà umana siano state autrici di una scienza divina?