Traduzione di Paragrafo 37, Libro 2 di Cicerone

Versione originale in latino


Nam illud admodum ridiculum, quod negas Deiotarum auspiciorum, quae sibi ad Pompeium proficiscenti facta sint, paenitere, quod fidem secutus amicitiamque populi Romani functus sit officio; antiquiorem enim sibi fuisse laudem et gloriam quam regnum et possessiones suas. Credo id quidem, sed hoc nihil ad auspicia; nec enim ei cornix canere potuit recte eum facere, quod populi Romani libertatem difendere pararet; ipse hoc sentiebat, sicuti sensit. Aves eventus significant aut adversos aut secundos; virtutis auspiciis video esse usum Deiotarum, quae vetat spectare fortunam, dum praestetur fides. Aves vero prosperos eventus ostenderunt, certe fefellerunt. Fugit e proelio cum Pompeio: grave tempus! Discessit ab eo: luctuosa res! Caesarem eodem tempore hostem et hospitem vidit: quid hoc tristius? Is cum ei Trocmorum tetrarchian eripuisset et adseculae suo Pergameno nescio cui dedisset eidemque detraxisset Armeniam a senatu datam, cumque ab eo magnificentissumo hospitio acceptus esset, spoliatum reliquit et hospitem et regem. Sed labor longius; ad propositum revertar. Si eventa quaerimus quae exquiruntur avibus, nullo modo prospera Deiotaro; sin officia, a virtute ipsius, non ab auspiciis petita sunt.

Traduzione all'italiano


Quell'altra cosa, poi, è estremamente ridicola: che, secondo te, Deiòtaro non si è pentito di aver dato retta agli auspicii che ricevette al momento di partire per il campo di Pompeo, poiché, tenendo fede alla lealtà e all'amicizia col popolo romano, compì il suo dovere, e considerò più importante l'onore e la gloria che il mantenimento del suo regno e dei suoi possessi. Questo io lo credo senz'altro, ma non ha niente a che vedere con gli auspicii: non fu certo una cornacchia che col suo gracchiare poté insegnargli che faceva bene a battersi per la libertà del popolo romano: era lui che ne era convinto, come dimostrò coi fatti. Gli uccelli predicono eventi sfavorevoli o favorevoli; Deiòtaro, io vedo che ricorse agli auspicii della virtù, la quale vieta di badare alla fortuna, quando si deve tener fede alla parola data. Ché se gli uccelli gli predissero eventi favorevoli, lo ingannarono senza dubbio. Fu sconfitto in battaglia e costretto alla fuga al pari di Pompeo: tempi terribili! Si separò da lui: evento luttuoso! Accolse Cesare nello stesso tempo come nemico e come ospite: quale situazione più umiliante di questa? Cesare, dopo avergli strappato la tetrarchia dei Trocmi per darla a non so quale suo servitorello di Pergamo, dopo avergli tolto l'Armenia datagli dal senato, dopo essere stato da lui accolto con ospitalità suntuosissima, lasciò ridotto in miseria e l'ospite e il re. Ma sto divagando un po' troppo: ritornerò al mio argomento. Se badiamo agli eventi, che si cerca di prevedere in base al volo degli uccelli, gli eventi non furono in alcun modo favorevoli a Deiòtaro; se invece badiamo al compimento del dovere, esso fu suggerito a quel re dalla sua virtù, non dagli auspicii.