Traduzione di Paragrafo 34, Libro 2 di Cicerone

Versione originale in latino


"Q. Fabi, te mihi in auspicio esse volo." Respondet: "Audivi." Hic apud maiores adhibebatur peritus, nunc quilubet. Peritum autem esse necesse est eum qui, silentium quid sit, intellegat; id enim silentium dicimus in auspiciis, quod omni vitio caret. Hoc intellegere perfecti auguris est; illi autem qui in auspicium adhibetur, cum ita imperavit is, qui auspicatur: "Dicito, silentium esse videbitur", nec suspicit nec circumspicit; statim respondet silentium esse videri. Tum ille: "Dicito, si pascentur." "Pascuntur". Quae aves? Aut ubi? Attulit, inquit, in cavea pullos is, qui ex eo ipso nominatur pullarius. Haec sunt igitur aves internuntiae Iovis! Quae pascantur necne, quid refert? Nihil ad auspicia; sed quia, cum pascuntur, necesse est aliquid ex ore cadere et terram pavire (terripavium primo, post terripudium dictum est; hoc quidem iam tripudium dicitur) - cum igitur offa cecidit ex ore pulli, tum auspicanti tripudium solistimum nuntiatur.

Traduzione all'italiano


"Quinto Fabio, voglio che tu mi assista nell'auspicio." Quello risponde: "Ho udito." Al tempo dei nostri antenati, per questa funzione ci si valeva d'un esperto; oggi si prende uno qualsiasi. L'esperto dev'essere uno che sappia che cos'è il "silenzio"; chiamiamo "silenzio", nel cerimoniale degli auspicii, la situazione in cui niente turba la cerimonia. Rendersi conto di ciò è còmpito del perfetto àugure; ma quello a cui viene affidata al giorno d'oggi questa mansione, quando il magistrato che prende gli auspicii ordina: "Dimmi quando ti sembrerà che vi sia il 'silenzio'", non perde tempo né a guardare in alto né attorno; risponde sùbito che gli sembra che il "silenzio" ci sia. Allora l'altro: "Di' quando gli uccelli mangeranno". "Stanno mangiando." Ma quali uccelli? E dove? Ha portato, dicono, i polli rinchiusi in una gabbia colui che, per questo suo ufficio, viene chiamato pullario. Questi, dunque, sono gli uccelli messaggeri di Giove! Se essi mangino o no, che valore ha? Ciò non ha alcun rapporto con gli auspicii. Ma siccome, quando mangiano, è inevitabile che qualche pezzetto di cibo caschi loro fuori dalla bocca e percuota la terra (ciò fu detto dapprima "terripavio", poi "terripudio"; ora è chiamato "tripudio"), - quando dunque un pezzo di farina impastata cade dalla bocca del pollo, ecco che a colui che prende gli auspicii viene annunziato il "tripudio solìstimo".