Traduzione di Paragrafo 32, Libro 2 di Cicerone

Versione originale in latino


"At in Lysandri statuae capite Delphis exstitit corona ex asperis herbis, et quidem subito." Itane? Censes ante coronam herbae exstitisse quam conceptum esse semen? Herbam autem asperam credo avium congestu, non humano satu; iam quicquid in capite est, id coronae simile videri potest. Nam quod eodem tempore stellas aureas Castoris et Pollucis Delphis positas decidisse neque eas usquam repertas esse dixisti, furum id magis factum quam deorum videtur. Simiae vero Dodonaeae improbitatem historiis Graecis mandatam esse demiror. Quid minus mirum quam illam monstruosissumam bestiam urnam evertisse, sortes dissupavisse? Et negant historici Lacedaemoniis ullum ostentum hoc tristius accidisse! Nam illa praedicta Veientium, si lacus Albanus redundasset isque in mare fluxisset, Romam perituram; si repressus esset, Veios ***, ita aqua Albana deducta ad utilitatem agri suburbani, non ad arcem urbemque retinendam. "At paulo post audita vox est monentis ut providerent ne a Gallis Roma caperetur; ex eo Aio Loquenti aram in nova via consecratam". Quid ergo? Aius iste Loquens, quom eum nemo norat, et aiebat et loquebatur et ex eo nomen invenit; posteaquam et sedem et aram et nomen invenit, obmutuit! Quod idem dici de Moneta potest; a qua praeterquam de sue plena quid umquam moniti sumus?

Traduzione all'italiano


"Ma a Delfi, sulla testa della statua di Lisandro, comparve una corona di erbe selvatiche, e, per di più, improvvisamente." Davvero? Pensi che una corona d'erba possa essere sorta prima che ne sia stato concepito il seme? Del resto, io credo che dell'erba selvatica non sia stata seminata da uomini, ma ammucchiata da uccelli; d'altronde, tutto ciò che si trova su una testa può apparire simile a una corona. Quanto poi al fatto che le stelle d'oro, insegne di Càstore e Pollùce, poste a Delfi, caddero e non si trovarono più in nessun luogo, come hai rammentato, questa mi pare un'impresa di ladri piuttosto che di dèi. Che, poi, la dispettosità di una scimmia di Dodona sia stata tramandata dagli storici greci, è cosa che non finisce di stupirmi. Che c'è di strano in questo, che quella bruttissima bestia abbia rovesciato l'urna e sparpagliato qua e là le sorti? E gli storici dicono che agli spartani non accadde alcun prodigio più malaugurante di questo! Quanto a quelle predizioni fatte ai veienti, che, se il lago Albano fosse traboccato e si fosse riversato in mare, Roma sarebbe andata incontro alla rovina; se invece l'acqua fosse stata trattenuta, la rovina sarebbe toccata a Veio, ‹io credo che› l'acqua del lago Albano fu incanalata per irrigare la campagna attorno a Roma, non per salvare la roccaforte e la città. "Ma poco dopo fu udita una voce che ammoniva i romani di provvedere perché Roma non fosse presa dai Galli; perciò fu consacrata nella Via Nuova un'ara in onore di Aio Loquente. Ma che dire del fatto che Aio Loquente, finché nessuno lo conosceva, parlava e discorreva e in seguito a ciò ebbe questo nome; quando però ottenne la sua ara e il suo nome, ammutolì? La stessa cosa si può dire della dea Moneta; dalla quale, eccettuata l'esortazione a sacrificare una scrofa gravida, quale ammonimento abbiamo mai ricevuto?