Traduzione di Paragrafo 31, Libro 2 di Cicerone

Versione originale in latino


Atque haec ostentorum genera mirabile nihil habent; quae cum facta sunt, tum ad coniecturam aliqua interpretatione revocantur, ut illa tritici grana in os pueri Midae congesta, aut apes, quas dixisti in labris Platonis consedisse pueri, non tam mirabilia sint quam coniecta belle; quae tamen vel ipsa falsa esse vel ea, quae praedicta sunt, fortuito cecidisse potuerunt. De ipso Roscio potest illud quidem esse falsum ut circumligatus fuerit angui, sed ut in cunis fuerit anguis non tam est mirum, in Solonio praesertim, ubi ad focum angues nundinari solent. Nam quod haruspices responderint nihil illo clarius, nihil nobilius fore, miror deos immortales histrioni futuro claritatem ostendisse, nullam ostendisse Africano. Atque etiam a te Flaminiana ostenta collecta sunt. Quod ipse et equus eius repente conciderit, non sane mirabile hoc quidem. Quod evelli primi hastati signum non potuerit, timide fortasse signifer evellebat, quod fidenter infixerat. Nam Dionysi equus quid attulit admirationis, quod emersit e flumine quodque habuit apes in iuba? Sed quia brevi tempore regnare coepit, quod acciderat casu vim habuit ostenti. "At Lacedaemoniis in Herculis fano arma sonuerunt eiusdemque dei Thebis valvae clausae subito se aperuerunt, eaque scuta, quae fuerant sublime fixa, sunt humi inventa." Eorum cum fieri nihil potuerit sine aliquo motu, quid est, cur divinitus ea potius quam casu facta esse dicamus?

Traduzione all'italiano


Questi tipi di prodigi non hanno niente di strano. Una volta accaduti gli eventi, vengono utilizzati come profezia mediante qualche interpretazione, sicché quei chicchi di grano ammucchiati in bocca a Mida, o le api che, come hai detto, si posarono sulle labbra di Platone bambino, non sono prodigi, ma piuttosto oggetto di previsione felicemente riuscita. Del resto, fatti simili possono essere di per sé falsi, oppure le predizioni che se ne trassero possono essersi verificate per caso. Anche quanto a Roscio può essere falso che sia stato avvolto nelle spire di un serpente, ma che nella sua culla vi fosse un serpente non è tanto strano, specialmente nel Solonio, dove i serpenti sogliono radunarsi presso il focolare, come noi al mercato. Quanto, poi, al responso degli arùspici - che non vi sarebbe stato nessuno più famoso, nessuno più insigne di lui - mi meraviglio che gli dèi immortali abbiano predetto la gloria a un futuro attore, non l'abbiano minimamente predetta a Scipione l'Africano. Hai anche enumerato i prodigi riguardanti Flaminio. Che egli e il suo cavallo siano caduti tutt'a un tratto, non è davvero un gran miracolo. Quanto al fatto che l'insegna del primo manipolo di astati non poté essere divelta da terra, può darsi che il portatore dell'insegna desse prova di una certa timidezza nel divellerla, mentre l'aveva infissa di buona lena! Quanto al cavallo di Dionisio, c'era tanto da meravigliarsi per il fatto che emerse dal fiume e che delle api si posarono sulla sua criniera? Ma siccome poco dopo divenne re, ciò che era accaduto per caso assunse il valore d'un prodigio. "Ma," dirai ancora, "agli spartani accadde che le armi appese nel tempio di Ercole risonassero e che a Tebe le porte del tempio di questo stesso dio, che eran chiuse, si spalancassero all'improvviso e gli scudi, che erano infissi tanto in alto nelle pareti, venissero trovati a terra." Siccome nulla di tutto ciò poté avvenire senza qualche scossa, che ragione c'è di dire che quegli eventi accaddero per volere della divinità anziché per caso?