Traduzione di Paragrafo 20, Libro 2 di Cicerone

Versione originale in latino


"At inventum est caput in Tiberi." Quasi ego artem aliquam istorum esse negem! Divinationem nego. Caeli enim distributio, quam ante dixi, et certarum rerum notatio docet, unde fulmen venerit, quo concesserit; quid significet autem, nulla ratio docet. Sed urges me meis versibus:
[list]"nam pater altitonans stellanti nixus Olympo
ipse suos quondam tumulos ac templa petivit
et Capitolinis iniecit sedibus ignis."[/list]
Tum statua Nattae, tum simulacra deorum Romulusque et Remus cum attrice belua vi fulminis icti conciderunt, deque his rebus haruspicum exstiterunt responsa verissuma. Mirabile autem illud, quod, eo ipso tempore quo fieret indicium coniurationis in senatu, signum Iovis biennio post quam erat locatum in Capitolio conlocabatur. "Tu igitur animum induces - sic enim mecum agebas - causam istam et contra facta tua et contra scripta difendere?" Frater es; eo vereor. Verum quid tibi hic tandem nocet? Resne quae talis est an ego qui verum explicari volo? Itaque nihil contra dico, a te rationem totius haruspicinae peto. Sed te mirificam in latebram coniecisti; quod enim intellegeres fore ut premerere, cum ex te causas unius cuiusque divinationis exquirerem, multa verba fecisti: te, cum res videres, rationem causamque non quaerere; quid fieret, non cur fieret, ad rem pertinere; quasi ego aut fieri concederem aut esset philosophi causam, cur quidque fieret, non quaerere! Et eo quidem loco et Prognostica nostra pronuntiabas et genera herbarum, scammoniam aristolochiaeque radicem, quarum causam ignorares, vini et effectum videres.

Traduzione all'italiano


"Ma la testa di quella statua fu rinvenuta nel Tevere." Come se io negassi che codesti osservatori di fulmini abbiano una qualche perizia! È la divinazione che io nego. La ripartizione in zone del cielo, a cui ho accennato sopra, e l'esame di determinati fatti permettono di capire donde un fulmine sia provenuto, dove sia andato a finire; quale significato profetico abbia, però, nessuna dottrina sa spiegarcelo. Ma tu mi vuoi mettere alle strette coi miei versi:
[list]"Ché il Padre altitonante, ergendosi sull'Olimpo stellato, colpì col fulmine il colle una volta a lui caro e il suo tempio, e appiccò il fuoco alla sua dimora sul Campidoglio."[/list]
Allora la statua di Natta, allora le immagini degli dèi e Romolo e Remo con la belva che li allattò precipitarono colpiti dall'impeto del fulmine, e riguardo a questi fatti furono pronunciati dagli arùspici responsi esattissimi. Un fatto straordinario fu anche quello, che proprio quando avvenne la denuncia della congiura in senato, la statua di Giove fu collocata in Campidoglio, due anni dopo che era stata commissionata. "Tu dunque avrai il coraggio" così dicevi in polemica con me "di difendere codesta tua causa contro quello che hai fatto e che hai scritto?" Sei mio fratello; per questo ti devo rispettare. Ma in questo caso che cosa, insomma, ti ferisce? La realtà delle cose, che è quella che ho detto, o io, che voglio che la verità sia dimostrata? Io, a ogni modo, non dico niente contro di te: chiedo conto a te di tutta l'aruspicina. Ma tu ti sei rifugiato in un magnifico nascondiglio: siccome capivi che saresti stato incalzato da presso quando io ti avessi chiesto le cause di ciascun tipo di divinazione, hai detto e ridetto che, poiché vedevi i fatti, non ti curavi di indagare la causa e il procedimento razionale; che l'importante era l'accaduto, non il perché dell'accaduto; come se io ammettessi che queste cose accadono, o come se fosse degno d'un filosofo non ricercare la causa per cui ogni singolo fenomeno avviene! E a questo proposito hai recitato dei passi dei miei [i]Prognostici[/i] e hai menzionato certe specie di erbe, la scammonia e la radice dell'aristolochia, delle quali constatavi l'effetto e il potere medicinale, pur ignorandone la causa.