Traduzione di Paragrafo 19, Libro 2 di Cicerone

Versione originale in latino


Quid igitur minus a physicis dici debet quam quicquam certi significari rebus incertis? Non enim te puto esse eum qui Iovi fulmen fabricatos esse Cyclopas in Aetna putes; nam esset mirabile, quo modo id Iuppiter totiens iaceret, cum unum haberet; nec vero fulminibus homines quid aut faciendum esset aut cavendum moneret. Placet enim Stoicis eos anhelitus terrae qui frigidi sint cum fluere coeperint ventos esse; cum autem se in nubem induerint eiusque tenuissimam quamque partem coeperint dividere atque disrumpere idque crebrius facere et vehementius, tum et fulgores et tonitrua exsistere; si autem nubium conflictu ardor expressus se emiserit, id esse fulmen. Quod igitur vi naturae, nulla constantia, nullo raro tempore videmus effici, ex eo significationem rerum consequentium quaerimus? Scilicet, si ista Iuppiter significaret, tam multa frustra fulmina emitteret! Quid enim proficit cum in medium mare fulmen iecit? Quid cum in altissimos montis, quod plerumque fit? Quid cum in desertas solitudines? Quid cum in earum gentium oras, in quibus haec ne observantur quidem?

Traduzione all'italiano


Che cosa, dunque, gli studiosi della natura hanno il dovere di astenersi soprattutto dal dire, se non questa, che fenomeni certi siano preannunciati da segni incerti? Non credo, infatti, che tu sia capace di credere che i Ciclopi foggiarono il fulmine per Giove nei recessi dell'Etna: sarebbe davvero strano che Giove lo scagliasse tante volte, avendone a disposizione uno solo; né egli potrebbe, mediante i fulmini, ammonire gli uomini su ciò che devono fare o non fare. Gli stoici affermano che quelle esalazioni della terra che sono fredde, quando incominciano a fluire, costituiscono i venti; quando poi penetrano in una nube e incominciano a scindere e a squarciare le sue parti meno dense, e fanno ciò con particolare frequenza e violenza, allora ecco che sorgono i lampi e i tuoni; se, poi, un fuoco prodotto dal cozzo delle nubi si sprigiona, ecco il fulmine. Dunque da ciò che vediamo prodursi per forza di natura, senza alcuna regolarità, in nessun tempo determinato, ricaveremo un presagio di necessari avvenimenti futuri? Sta a vedere che, se Giove volesse dare simili preannunci, scaglierebbe inutilmente tanti fulmini! Che cosa ottiene quando scaglia un fulmine in alto mare? O su monti altissimi, ciò che avviene molto spesso? O in sterminati deserti? O nelle terre abitate da quei popoli che non osservano nemmeno questi presagi?