Traduzione di Paragrafo 13, Libro 2 di Cicerone

Versione originale in latino


Democritus tamen non inscite nugatur, ut physicus, quo genere nihil adrogantius:
[list]"quod est ante pedes nemo spectat, caeli scrutantur plagas".[/list]
Verum is tamen habitu extorum et colore declarari censet haec dumtaxat: pabuli genus et earum rerum, quas terra procreet, vel ubertatem vel tenuitatem; salubritatem etiam aut pestilentiam extis significari putat. 0 mortalem beatum, cui certo scio ludum numquam defuisse! Huncine hominem tantis delectatum esse nugis, ut non videret tum futurum id veri simile, si omnium pecudum exta eodem temporem eundem habitum se coloremque converterent? Sed si eadem hora aliae pecudis iecur nitidum atque plenum est, aliae horridum et exile, quid est quod declarari possit habitu extorum et colore? An hoc eiusdem modi est quale Pherecydeum illud quod est a te dictum, qui, cum aquam ex puteo vidisset haustam, terrae motum dixit futurum? Parum, credo, impudenter, quod, cum factus est motus, dicere audent quae vis id effecerit; etiamne futurum esse aquae iugis colore praesentiunt? Multa istius modi dicuntur in scholis, sed credere omnia vide ne non sit necesse. Verum sint sane ista Democritea vera; quando ea nos extis exquirimus? Aut quando aliquid eius modi ab haruspice inspectis extis audivimus? Ab aqua aut ab igni pericula monent; tum hereditates, tum damna denuntiant; fissum familiare et vitale tractant; caput iecoris ex omni parte diligentissume considerant; si vero id non est inventum, nihil putant accidere potuisse tristius.

Traduzione all'italiano


Democrito, tuttavia, molto spiritosamente vuol prenderci in giro, da filosofo della natura quale è; nulla di più arrogante di questa gente:
[list]"Nessuno bada a ciò che ha davanti ai piedi; scrutano le plaghe del cielo!"[/list]
E intanto, anche Democrito ritiene che l'aspetto e il colore delle viscere ci indichino almeno la qualità di un pascolo e l'abbondanza o la scarsità di un raccolto; crede anche che le viscere denotino la salubrità dell'aria o il sopraggiungere di una pestilenza. Fortunato mortale, a cui, ne sono sicuro, non mancò mai la voglia di scherzare! È mai possibile che un tale uomo si sia divertito a spacciare sciocchezze così grosse, fino al punto da non vedere che quella asserzione sarebbe stata verosimile soltanto se le viscere di tutti gli animali avessero assunto contemporaneamente lo stesso aspetto e lo stesso colore? Ma se nello stesso momento il fegato di un animale è nitido e tondeggiante, quello di un altro è grinzoso e minuscolo, che cosa si può prevedere in base all'aspetto e al colore delle viscere? O forse questo modo di divinazione è analogo a quello di Ferecide da te ricordato, il quale, avendo osservato un po' d'acqua attinta da un pozzo, disse che vi sarebbe stato un terremoto? È ancora troppo poco sfacciato, credo, il comportamento di quelli che, a terremoto già avvenuto, osano dire quale forza naturale lo abbia provocato; costoro prevedono addirittura un terremoto futuro, in base al colore di una sorgente d'acqua perenne? Molte cose di questo genere si insegnano nelle scuole, ma ti consiglierei di riflettere se sia il caso di credere a tutte. Ma ammettiamo pure che quelle asserzioni di Democrito siano vere: quando mai noi investighiamo quelle cose mediante le viscere? o quando abbiamo sentito dire che un presagio di quel genere sia stato annunciato da un arùspice dopo aver osservato le viscere? Essi ammoniscono su pericoli derivanti dall'acqua o dal fuoco; predicono talvolta delle eredità, talaltra dei dissesti finanziari; esaminano le fenditure "familiari" e "vitali" delle viscere; osservano da ogni parte con la massima attenzione la "testa" del fegato; se, poi, notano che essa è mancante, ritengono che nulla possa accadere di più nefasto.