Traduzione di Paragrafo 7, Libro 1 di Cicerone

Versione originale in latino


Quare omittat urguere Carneades, quod faciebat etiam Panaetius, requirens Iuppiterne cornicem a laeva, corvum ab dextera canere iussisset. Observata sunt haec tempore immenso et [in significatione eventus] animadversa et notata. Nihil est autem quod non longinquitas temporum excipiente memoria prodendisque monumentis efficere atque adsequi possit. Mirari licet quae sint animadversa a medicis herbarum genera, quae radicum ad morsus bestiarum, ad oculorum morbos, ad vulnera, quorum vini atque naturam ratio numquam explicavit, utilitate et ars est et inventor probatus. Age ea, quae quamquam ex alio genere sunt, tamen divinationi sunt similiora, videamus:
[list]"Atque etiam ventos praemonstrat saepe futuros inflatum mare, cum subito penitusque tumescit,
saxaque cana salis niveo spumata liquore tristificas certant Neptuno reddere voces, aut densus
stridor cum celso e vertice montis ortus adaugescit scopulorum saepe repulsus."[/list]

Traduzione all'italiano


La smetta perciò Carneade di incalzarci (come faceva anche Panezio) chiedendo se è stato Giove a ordinare alla cornacchia di gracidare da sinistra, al corvo da destra. Questi fenomeni sono stati osservati da tempo infinito, si è tenuto conto di ciò che accadeva dopo che si erano manifestati certi segni. Del resto, non c'è nulla che, nel lungo scorrere del tempo, non possa essere chiarito e messo in evidenza mediante il ricordo dei fatti e la consultazione dei documenti scritti. È lecito constatare con lieta meraviglia quali specie di erbe e di radici atte a curare le morsicature delle bestie, le malattie degli occhi, le ferite, siano state scoperte dai medici, senza che la ragione abbia mai spiegato il motivo della loro efficacia: eppure la loro utilità ha dato credito all'arte medica e allo scopritore. Osserviamo un po' quei fenomeni che, pur appartenendo a un genere diverso, sono tuttavia alquanto affini alla divinazione:
[list]"E anche il mare gonfio indica spesso l'appressarsi dei venti, quando all'improvviso e fin dal profondo si solleva, e gli scogli biancheggianti, battuti dalla spuma nivea dell'acqua salata, gareggiano con Nettuno nel mandar lugubri voci, o quando un fitto stridore, proveniente dall'alta vetta d'un monte, si accresce, ripercosso dalla barriera degli scogli."[/list]