Traduzione di Paragrafo 17, Libro 1 di Cicerone

Versione originale in latino


Quid? Lituus iste vester, quod clarissumum est insigne auguratus, unde vobis est traditus? Nempe eo Romulus regiones direxìt tum, cum urbem condidit. Qui quidem Romuli lituus, id est incurvum et leviter a summo inflexu bacillum, quod ab eius litui, quo canitur, similitudine nomen invenit, cum situs esset in curia Saliorum, quae est in Palatio eaque defiagravisset, inventus est integer. Quid? Multis annis post Romulum, Prisco regnante Tarquinio, quis veterum scriptorum non loquitur quae sit ab Atto Navio per lituum regionum facta discriptio? Qui cum propter paupertatem sues puer pasceret, una ex iis amissa, vovisse dicitur, si recuperasset, uvam se deo daturum, quae maxima esset in vinea; itaque, sue inventa, ad meridiem spectans in vinea media dicitur constitisse, cumque in quattuor partis vineam divisisset trisque partis aves abdixissent, quarta parte, quae erat reliqua, in regiones distributa, mirabili magnitudine uvam, ut scriptum videmus, invenit. Qua re celebrata, cum vicini omnes ad eum de rebus suis referrent, erat in magno nomine et gloria. Ex quo factum est, ut eum ad se rex Priscus arcesseret. Cuius cum temptaret scientiam auguratus, dixit ei cogitare se quiddam; id possetne fieri, consuluit. Ille augurio acto posse respondit. Tarquinius autem dixit se cogitasse cotem novacula posse praecidi; tum Attum iussisse experiri. Ita cotem in comitium allatam inspectante et rege et populo novacula esse discissam. Ex eo evenit ut et Tarquinius augure Atto Navio uteretur et populus de suis rebus ad eum referret. Cotem autem illam et novaculam defossam in comitio supraque impositum puteal accepimus. Negemus omnia, comburamus annales, fiera haec esse dicamus, quidvis denique potius quam deos res humanas curare fateamur; quid quod scriptum apud te est de Ti. Graccho, nonne et augurum et haruspicum comprobat disciplinam? Qui cum tabernaculum vitio cepisset inprudens, quod inauspicato pomerium transgressus esset, comitia consulibus rogandis habuit. Nota res est et a te ipso mandata monumentis. Sed et ipse augur Ti. Gracchus auspiciorum auctoritatem confessione errati sui comprobavit, et haruspicum disciplinae magna accessit auctoritas, qui recentibus comitiis in senatum introducti negaverunt iustum comitiorum rogatorem fuisse.

Traduzione all'italiano


E quel vostro lituo, che è la più cospicua insegna degli àuguri, donde vi è stato tramandato? Fu con esso che Romolo tracciò le regioni del cielo quando fondò la città. Questo lituo di Romolo - cioè un bastoncino curvo e leggermente piegato nella parte superiore, che derivò questo suo nome dalla somiglianza col lituo, tromba di guerra - era conservato nella curia dei Salii, sul Palatino, e, quando essa fu distrutta dalle fiamme, fu ritrovato intatto. E ancora: c'è qualche scrittore antico che non racconti come, molti anni dopo Romolo, sotto il regno di Tarquinio Prisco, sia stata fatta da Atto Navio una ripartizione delle regioni celesti mediante il lituo? Costui era un povero ragazzo che menava al pascolo le scrofe. Si dice che, avendone perduta una, fece voto a un dio che, se l'avesse ritrovata, gli avrebbe offerto la più bella uva di una vigna che c'era lì. Trovata la scrofa, dicono, sostò in mezzo alla vigna, rivolto verso sud, e divise la vigna in quattro parti. Tre parti ricevettero dagli uccelli segni sfavorevoli; avendo allora distribuita in regioni la quarta parte restante, trovò (lo tramandano gli scrittori) dell'uva di meravigliosa grandezza. La cosa si seppe: tutto il vicinato si rivolgeva a lui per chieder consigli; aveva acquistato grande rinomanza e prestigio. Avvenne quindi che il re Tarquinio Prisco lo mandasse a chiamare. Desideroso di mettere alla prova le sue doti di àugure, il re gli disse che stava pensando a una cosa: gli chiese se questa cosa si poteva fare. Atto, dopo avere compiuto il rito augurale, gli rispose che era possibile. Tarquinio allora disse che aveva pensato alla possibilità di tagliare una cote con un rasoio, e ordinò ad Atto di provare a far ciò. Ed ecco che una pietra, portata nel comizio, alla presenza del re e del popolo fu spaccata con un rasoio. In seguito a ciò Tarquinio assunse Atto Navio come àugure, e il popolo andava a chiedergli consiglio per il da farsi. Quanto a quella pietra e al rasoio, furono deposti in una fossa scavata nel comizio, e tutt'intorno fu innalzato un parapetto: così si narra. Neghiamo pure tutto ciò, bruciamo gli annali, diciamo che son tutte finzioni, dichiariamo che tutto è possibile tranne che gli dèi si curino delle cose umane. Ma ciò che tu stesso hai scritto quanto a Tiberio Gracco non conferma la dottrina degli àuguri e degli arùspici? Egli per sbadataggine aveva posto la tenda augurale violando le leggi divine, perché aveva attraversato il pomerio senza prendere gli auspicii; e presiedette i comizi per eleggere i nuovi consoli. Che cosa accadde allora, è noto e tu stesso lo hai tramandato nella tua opera. Ma Tiberio Gracco, àugure egli stesso, avvalorò l'autorità degli auspicii confessando il proprio errore, e ne risultò molto accresciuto il prestigio della dottrina degli arùspici, i quali, fatti venire in senato poco dopo che si erano iniziati i comizi, dichiararono che colui che aveva presieduto i comizi non aveva agito secondo le regole.