Traduzione di Paragrafo 11, Libro 1 di Cicerone

Versione originale in latino


Sed quo potius utar aut auctore aut teste quam te? Cuius edidici etiam versus, et lubenter quidem, quos in secundo [de] consulatu Urania Musa pronuntiat:
[list]"Principio aetherio flammatus Iuppiter igni
vertitur et totum conlustrat lumine mundum
menteque divina caelum terrasque petessit,
quae penitus sensus hominum vitasque retentat,
aetheris aeterni saepta atque inclusa cavernis.
Et, si stellarum motus cursusque vagantis
nosse velis, quae sint signorum in sede locatae,
quae verbo et falsis Graiorum vocibus errant,
re vera certo lapsu spatioque feruntur,
omnia iam cernes divina mente notata.
Nam primum astrorum volucris te consule motus
concursusque gravis stellarum ardore micantis
tu quoque, cum tumulos Albano in monte nivalis
lustrasti et laeto mactasti laete Latinas,
vidisti et claro tremulos ardore cometas,
multaque misceri nocturna strage putasti,
quod ferme dirum in tempus cecidere Latinae,
cum claram speciem concreto lumine luna
abdidit et subito stellanti nocte perempta est.
Quid vero Phoebi fax, tristis nuntia belli
quae magnum ad columen flammato ardore volabat,
praecipitis caeli partis obitusque petessens?
aut cum terribili perculsus fulmine civis
luce serenanti vitalia lumina liquit,
aut cum se gravido tremefecit corpore tellus?
Iam vero variae nocturno tempore visae
terribiles formae bellum motusque monebant,
multaque per terras vates oracla furenti
pectore fundebant tristis minitantia casus,
atque ea, quae lapsu tandem cecidere, vetusto,
haec fore perpetuis signis clarisque frequentans
ipse deum genitor caelo terrisque canebat.[/list]

Traduzione all'italiano


Ma di quale autorità, di quale testimone migliore di te potrei servirmi? Ricordo anche a memoria - e li ricordo con gioia - i versi che la musa Urania dice nel secondo libro del tuo Consolato:
[list]"Innanzi tutto Giove, infiammato dal fuoco etereo, ruota e rischiara con la sua luce tutto il mondo, e mira a penetrare il cielo e la terra con la sua mente divina che, chiusa e celata nelle cavità dell'etere eterno, preserva fin nell'intimo i sensi e la vita degli uomini. E se vuoi conoscere i movimenti e i percorsi vaganti delle stelle che si trovano nella zona delle costellazioni, e che, a quanto dicono ingannevolmente i greci e secondo il nome che essi han loro attribuito, vanno errando, ma in realtà si muovono con velocità regolare entro un'orbita determinata, vedrai che tutto ciò ha il contrassegno della mente divina. Giacché, in primo luogo, sotto il tuo consolato, quando compisti i riti lustrali sulle alture nevose del monte Albano e con copioso latte onorasti le Ferie latine, tu stesso vedesti movimenti alati di astri e congiunzioni male auguranti di stelle che splendevano ardendo; vedesti le comete tremolanti di splendente fuoco. E pensasti a grandi sconvolgimenti in una strage notturna, poiché le Ferie latine erano cadute press'a poco in quel tempo nefasto in cui la luna, addensando la sua luce, aveva nascosto il suo volto splendente e tutt'a un tratto era scomparsa nella notte cosparsa di stelle. E che dire della fiaccola di Febo, annunziatrice di triste guerra, che volava con ardore di fuoco a guisa di immane colonna, dirigendosi verso la parte dove il cielo precipita, verso il tramonto? O quando un cittadino, colpito dal terribile fulmine a ciel sereno, abbandonò la luce della vita, o quando la terra tremò col corpo gravido di vapori? E già nelle ore della notte si vedevano vari spettri terribili, e annunziavano guerra e sommosse, e gl'indovini qua e là effondevano dal petto invasato molte profezie che minacciavano tristi eventi; e quei fatti che, dopo lungo trascorrere di tempo alfine accaddero, il padre degli dèi, egli stesso, li preannunziava al cielo e alla terra, ripetendo l'annunzio con segni continui ed evidenti.[/list]