Traduzione di Paragrafo 10, Libro 1 di Cicerone

Versione originale in latino


Quid scammoneae radix ad purgandum, quid aristolochia ad morsus serpentium possit, quae nomen ex inventore repperit, rem ipsam inventor ex somnio - posse video, quod satis est; cur possit, nescio. Sic ventorum et imbrium signa, quae dixi, rationem quam habeant non satis perspicio; vim et eventum agnosco, scio, adprobo. Similiter, quid fissum in extis, quid fibra valeat, accipio; quae causa sit, nescio. Atque horum quidem plena vita est; extis enim omnes fere utuntur. Quid? de fulgurum vi dubitare num possumus? Nonne cum multa alia mirabilia, tum illud in primis: cum Summanus in fastigio Iovis optumi maxumi, qui tum erat fictilis, e caelo ictus esset nec usquam eius simulacri caput inveniretur, haruspices in Tiberim id depulsum esse dixerunt, idque inventum est eo loco, qui est ab haruspicibus demonstratus.

Traduzione all'italiano


Quale utilità ha la radice del convolvolo come purgante, quale efficacia ha l'aristolochia contro il morso dei serpenti? (questa pianta si chiama così dal nome del suo scopritore, il quale la trovò in seguito a un sogno); io vedo che ciò è possibile, e mi basta; perché sia possibile, non so. Allo stesso modo non sono in grado di capir bene a quale legge razionale obbediscano i segni annunciatori dei venti e delle piogge, di cui ho parlato prima; ma riconosco, so, constato il loro potere e il risultato che ne consegue. Parimenti, so che significato abbia la fenditura nelle viscere degli animali sacrificati, o la fibra; la causa di questi presagi, non la so. E in tutta la nostra vita ci troviamo in questa condizione: poiché quasi tutti credono agli indizi delle viscere. E possiamo forse dubitare del valore profetico dei fulmini? Fra i tanti esempi di tali miracoli, questo è soprattutto degno di ricordo: l'immagine di Summano, che allora era di argilla, posta in cima al tempio di Giove Ottimo Massimo, fu colpita da un fulmine, né si riusciva a ritrovare in alcun luogo la testa della statua. Gli arùspici dissero che era caduta nel Tevere, e fu trovata nel punto che da essi era stato indicato.