Cicerone - Commentariolum petitionis - 7

Testo latino e traduzione versione da Cicerone, Commentariolum petitionis, 7.

Versione originale in latino


Et quamquam partis ac fundatis amicitiis fretum ac munitum esse oportet, tamen in ipsa petitione amicitiae permultae ac perutiles comparantur; nam in ceteris molestiis habet hoc tamen petitio commodi: potes honeste, quod in cetera vita non queas, quoscumque velis adiungere ad amicitiam, quibuscum si alio tempore agas ut te utantur, absurde facere videare, in petitione autem nisi id agas et cum multis et diligenter, nullus petitor esse videare. Ego autem tibi hoc confirmo, esse neminem, nisi si aliqua necessitudine competitorum alicui tuorum sit adiunctus, a quo non facile si contenderis impetrare possis ut suo beneficio promereatur se ut ames et sibi ut debeas, modo ut intellegat te magni se aestimare, ex animo agere, bene se ponere, fore ex eo non brevem et suffragatoriam sed firmam et perpetuam amicitiam. Nemo erit, mihi crede, in quo modo aliquid sit, qui hoc tempus sibi oblatum amicitiae tecum constituendae praetermittat, praesertim cum tibi hoc casus adferat, ut ii tecum petant quorum amicitia aut contemnenda aut fugienda sit, et qui hoc quod ego te hortor non modo adsequi sed ne incipere quidem possint. Nam qui incipiat Antonius homines adiungere atque invitare ad amicitiam quos per se suo nomine appellare non possit? mihi quidem nihil stultius videtur quam existimare esse eum studiosum tui quem non noris. Eximiam quandam gloriam et dignitatem ac rerum gestarum magnitudinem esse oportet in eo quem homines ignoti nullis suffragantibus honore adficiant; ut quidem homo nequam, iners, sine officio, sine ingenio, cum infamia, nullis amicis, hominem plurimorum studio atque omnium bona existimatione munitum praecurrat, sine magna culpa neglegentiae fieri non potest.

Traduzione all'italiano


E benché sia necessario fidarsi e farsi scudo di amicizie solidamente acquisite, tuttavia nella stessa campagna elettorale si ottengono numerosissime e utilissime amicizie. Infatti, tra i vari fastidi, una candidatura offre tuttavia questo vantaggio: tu potrai, cosa che non ti sarebbe consentita nel resto dell'esistenza, onestamente ammettere gli uomini che tu vuoi alla tua amicizia, mentre se in altre circostanze tu cercherai di farteli amici, sembrerai agire dissennatamente; se invece non lo facessi con molti e con accortezza in una campagna elettorale, non sembreresti assolutanente un candidato. Io poi ti dico questo, che non esiste persona (tranne che tu non abbia qualche legame con i tuoi rivali, da cui non possa ottenere con facilità, se te ne preoccuperai), la quale, rendendoti servigi si meriti la tua amicizia e la tua gratitudine; questo purché capisca che tu la tieni in gran conto, che ti comporti sinceramente, che ha fatto un buon affare, che nascerà di lì un'amicizia non breve ed elettorale, ma stabile e duratura. Non vi sarà uomo, credimi, purché abbia un minimo di buonsenso, capace di trascurare l'occasione che gli si offre di stabilire vincoli di amicizia con te; e questo in particolar modo poiché il caso ha posto come tuoi concorrenti uomini la cui amicizia deve essere disprezzata o evitata, e che non possono non soltanto mettere in pratica, ma neppure iniziare quanto io ti consiglio. Ed infatti, come potrebbe Antonio spingersi fino ad associarsi con uomini e ad attrarre nella propria amicizia persone che egli non riesce a chiamare con il loro nome? In realtà io ritengo che nulla sia più stolto del pensare che ci sia devoto un uomo che non si conosce. Deve possedere necessariamente una fama e un prestigio straordinari, oltre a rinomanza di imprese, un candidato che sia innalzato agli onori da sconosciuti, senza che nessuno richieda i loro voti; ma non può accadere, senza che ci si renda colpevoli di una grande negligenza, che un uomo disonesto, apatico, privo del senso del dovere, senza talento, senza buona reputazione, senza amici, superi un uomo circondato dalla devozione dei più e dalla stima di tutti.