Cicerone - Commentariolum petitionis - 4

Testo latino e traduzione versione da Cicerone, Commentariolum petitionis, 4.

Versione originale in latino


Quoniam quae subsidia novitatis haberes et habere posses eui, nunc de magnitudine petitionis dicendum videtur. Consulatum petis, quo honore nemo est quin te dignum arbitretur, sed multi qui invideant; petis enim homo ex equestri loco summum locum civitatis, atque ita summum ut forti homini, diserto, innocenti multo idem ille honos plus amplitudinis quam ceteris adferat. Noli putare eos qui sunt eo honore usi non videre, tu cum idem sis adeptus, quid dignitatis habiturus sis. Eos vero qui consularibus familiis nati cum maiorum consecuti non sunt suspicor tibi, nisi si qui admodum te amant, invidere. Etiam novos homines praetorios existimo, nisi qui tuo beneficio vincti sunt, nolle abs te se honore superari. Iam in populo quam multi invidi sint, quam multi consuetudine horum annorum ab hominibus novis alienati, venire tibi in mentem certo scio; esse etiam non nullos tibi iratos ex iis causis quas egisti necesse est. Iam illud tute circumspicito, quod ad Cn. Pompei gloriam augendam tanto studio te dedisti, num quos tibi putes ob eam causam esse non amicos. Quam ob rem cum et summum locum civitatis petas et videas esse studia quae tibi adversentur, adhibeas necesse est omnem rationem et curam et laborem et diligentiam.

Traduzione all'italiano


Dal momento che ho esposto i rimedi che tu hai e puoi avere per quanto concerne la novità del tuo nome, mi sembra che ora si debba parlare della importanza di ciò cui tu aspiri. Tu aspiri al consolato, carica di cui tutti ti giudicano degno; ma vi sono molti che nutrono invidia nei tuoi confronti poiché tu, appartenente alla classe dei cavalieri, aspiri alla massima carica dello Stato, ed è una carica così elevata che conferisce ad un uomo coraggioso, eloquente, onesto, molto più prestigio che ad altri. Non credere che quanti hanno rivestito questa carica non vedano il prestigio che tu avrai, una volta ottenutala anche tu. Per quanto riguarda poi quelli che sono di famiglia consolare, e non hanno raggiunto la carica dei loro antenati, io suppongo che provino astio nei tuoi confronti, a meno che non ti vogliano molto bene. Sono convinto che anche gli uomini nuovi che hanno esercitato la pretura, tranne quanti ti sono legati per riconoscenza, non vogliano essere da te superati nella carriera consolare. So con certezza che ti rendi conto di quante persone invidiose verso di te si trovino in mezzo al popolo, di quanti siano mal disposti verso gli uomini nuovi per le note vicende di questi anni; è inevitabile che ti sia attirato il rancore di parecchi con le cause da te trattate. Rifletti infine attentamente se tu ritenga che l'impegno con cui ti sei dedicato ad accrescere la gloria di Gneo Pompeo, ti abbia procurato inimicizia. Pertanto, dal momento che aspiri alla massima carica statale e vedi che esistono degli interessi a te contrari, devi necessariamente usare ogni attenzione, vigilanza, impegno scrupoloso.