Cicerone - Cato Maior de Senectute - 8

Versione originale in latino


[b]Laelius.[/b] Est, ut dicis, Cato; sed fortasse dixerit quispiam tibi propter opes et copias et dignitatem tuam tolerabiliorem senectutem videri, id autem non posse multis contingere.
[b]Cato.[/b] Est istuc quidem, Laeli, aliquid, sed nequaquam in isto sunt omnia. Ut Themistocles fertur Seriphio cuidam in iurgio respondisse, cum ille dixisset non eum sua, sed patriae gloria splendorem adsecutum: 'Nec hercule,' inquit, 'si ego Seriphius essem, nec tu, si Atheniensis clarus umquam fuisses.' Quod eodem modo de senectute dici potest. Nec enim in summa inopia levis esse senectus potest ne sapienti quidem, nec insipienti etiam in summa copia non gravis.

Traduzione all'italiano


[b]Lelio.[/b] Hai ragione, Catone. Ma forse qualcuno potrebbe ribattere che la vecchiaia ti risulta più sopportabile perché hai potere, ricchezza e prestigio, privilegi che non possono toccare a molti.
[b]Catone.[/b] Eh sì, caro Lelio, questi privilegi valgono qualcosa, ma non sono certamente tutto. Per esempio, si racconta che Temistocle, in un litigio, abbia risposto a uno di Serifo che gli rimproverava di aver raggiunto lo splendore per gloria non sua, ma della patria: "Mai, perdio, disse, sarei diventato famoso se fossi di Serifo, ma nemmeno tu, se fossi di Atene". Altrettanto si può dire della vecchiaia: nella più grande povertà non può essere leggera neppure per il saggio, per lo stolto non può essere pesante anche nella più grande ricchezza.