Cicerone - Cato Maior de Senectute - 53

Versione originale in latino


Itaque ineunte vere in eis, quae relicta sunt, exsistit tamquam ad articulos sarmentorum ea, quae gemma dicitur, a qua oriens uva se ostendit, quae et suco terrae et calore solis augescens primo est peracerba gustatu, deinde maturata dulcescit, vestitaque pampinis nec modico tepore caret et nimios solis defendit ardores. Qua quid potest esse cum fructu laetius, tum aspectu pulchrius? Cuius quidem non utilitas me solum, ut ante dixi, sed etiam cultura et natura ipsa delectat, adminiculorum ordines, capitum iugatio, religatio et propagatio vitium, sarmentorum ea, quam dixi aliorum amputatio, aliorum immissio. Quid ego irrigationes, quid fossiones agri repastinationesque proferam, quibus fit multo terra fecundior?

Traduzione all'italiano


E così, all'inizio della primavera, nelle parti risparmiate spunta, quasi alle giunture dei tralci, la cosiddetta gemma da cui nascendo si mostra il grappolo che, ingrossandosi con l'umore della terra e il calore del sole, dapprima è molto aspro al gusto poi, con la maturazione, si addolcisce; rivestito di pampini, non manca del giusto calore e al tempo stesso si difende dall'eccessiva vampa del sole. Cosa può essere più ricco di profitto, cosa più bello a vedersi di questa pianta? Della vite non solo l'utilità, come ho già detto, ma anche la semplice coltivazione e la natura mi danno gioia: e poi le file dei pali di sostegno, fissarne le cime, legare e propagginare le viti, potare alcuni tralci, come ho detto, lasciar crescere gli altri. Perché dovrei ricordare irrigazioni, sterri e rivangature dei campi con cui si accresce la fertilità del suolo? Perché dovrei trattare dell'utilità della concimazione?