Cicerone - Cato Maior de Senectute - 34

Versione originale in latino


Audire te arbitror, Scipio, hospes tuus avitus Masinissa quae faciat hodie nonaginta natus annos; cum ingressus iter pedibus sit, in equum omnino non ascendere; cum autem equo, ex equo non descendere; nullo imbri, nullo frigore adduci ut capite operto sit, summam esse in eo siccitatem corporis, itaque omnia exsequi regis officia et munera. Potest igitur exercitatio et temperantia etiam in senectute conservare aliquid pristini roboris. Non sunt in senectute vires. Ne postulantur quidem vires a senectute. Ergo et legibus et institutis vacat aetas nostra muneribus eis, quae non possunt sine viribus sustineri. Itaque non modo, quod non possumus, sed ne quantum possumus quidem cogimur.

Traduzione all'italiano


Credo che tu sappia, Scipione, cosa fa oggi a novant'anni Massinissa, ospite di tuo nonno: quando inizia un viaggio a piedi non sale mai a cavallo, quando invece lo inizia a cavallo non smonta mai; non c'è pioggia, non c'è vento che lo inducano a coprirsi il capo; il suo fisico è asciuttissimo; in questo modo adempie a tutti i doveri e gli obblighi di un re. L'esercizio e la temperanza permettono dunque di conservare parte dell'antica forza anche da vecchi. Non ci sono forze in vecchiaia? - Ma dalla vecchiaia non si richiede neppure la forza fisica! Tant'è vero che le leggi e le consuetudini dispensano la nostra età da quei compiti non assolvibili senza vigore fisico. Così non solo non siamo tenuti a fare ciò che non possiamo, ma nemmeno quel tanto che potremmo.