Cicerone - Cato Maior de Senectute - 27

Versione originale in latino


Ne nunc quidem vires desidero adulescentis (is enim erat locus alter de vitiis senectutis), non plus quam adulescens tauri aut elephanti desiderabam. Quod est, eo decet uti et, quicquid agas, agere pro viribus. Quae enim vox potest esse contemptior quam Milonis Crotoniatae? qui, cum iam senex esset athletasque se exercentes in curriculo videret, aspexisse lacertos suos dicitur inlacrimansque dixisse: 'At hi quidem mortui iam sunt.' Non vero tam isti quam tu ipse, nugator; neque enim ex te umquam es nobilitatus, sed ex lateribus et lacertis tuis. Nihil Sex. Aelius tale, nihil multis annis ante Ti. Coruncanius, nihil modo P. Crassus, a quibus iura civibus praescribebantur, quorum usque ad extremum spiritum est provecta prudentia.

Traduzione all'italiano


E ora non rimpiango davvero la forza di un giovane - ecco il secondo punto sui difetti della vecchiaia - più di quanto, da giovane, non desiderassi la forza di un toro o di un elefante. Conviene valersi di quel che si ha e, qualunque cosa si faccia, farla secondo le proprie forze. Si possono immaginare parole più spregevoli di quelle di Milone di Crotone? Si racconta che, mentre assisteva, ormai vecchio, a un allenamento di atleti nello stadio, si guardò i bicipiti ed esclamò in lacrime: "Ahimè, sono belli e morti!" Non tanto loro, quanto te stesso, cialtrone, perché sei diventato famoso, non per merito tuo, ma dei tuoi polmoni e dei tuoi bicipiti! Niente del genere Sestio Elio, né, molti anni prima, Tiberio Coruncanio, né, di recente, Publio Crasso, che fornivano consulenze ai loro concittadini in materia giuridica; sino all'ultimo respiro conservarono la loro competenza.