Cicerone - Brutus - 332

Testo latino e traduzione versione da Cicerone, Brutus, 332.

Versione originale in latino


Ex te duplex nos afficit sollicitudo, quod et ipse re publica careas et illa te. tu tamen, etsi cursum ingeni tui, Brute, premit haec importuna clades civitatis, contine te in tuis perennibus studiis et effice id quod iam propemodum vel plane potius effeceras, ut te eripias ex ea, quam ego congessi in hunc sermonem, turba patronorum. nec enim decet te ornatum uberrumis artibus, quas cum domo haurire non posses, arcessivisti ex urbe ea, quae domus est semper habita doctrinae, numerari in volgo patronorum. nam quid te exercuit Pammenes vir longe eloquentissimus Graeciae, quid illa vetus Academia atque eius heres Aristus hospes et familiaris meus, si quidem similes maioris partis oratorum futuri sumus?

Traduzione all'italiano


Per te ci affligge una duplice pena, che tu debba sopportar la mancanza dello stato, ed esso la tua. Ma tu, tuttavia, Bruto, anche se il corso del tuo ingegno è bloccato da questo sciagurato disastro della comunità, persisti nei tuoi studi di sempre, mirando a quel risultato che già quasi - o piuttosto, completamente - ti era riuscito di realizzare: di toglierti da quella turba di avvocati, che io ho ammassato in questo mio discorso. Infatti a te, che sei equipaggiato delle discipline più feconde - e non potendotene abbeverare in patria, te le sei procurate in quella città che sempre è stata ritenuta la dimora del sapere - non si addirebbe di venir annoverato nella massa degli avvocati. Difatti, perché ti avrebbero forma to e addestrato Pammene, l'uomo di gran lunga più eloquente di tutta la Grecia, e l'accademia antica e il suo erede Aristo, se siamo destinati a esser simili alla maggior parte degli oratori?

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