Cicerone - Brutus - 331

Testo latino e traduzione versione da Cicerone, Brutus, 331.

Versione originale in latino


Nos autem, Brute, quoniam post Hortensi clarissimi oratoris mortem orbae eloquentiae quasi tutores relicti sumus, domi teneamus eam saeptam liberali custodia, et hos ignotos atque impudentes procos repudiemus tueamurque ut adultam virginem caste et ab amatorum impetu quantum possumus prohibeamus. equidem etsi doleo me in vitam paulo serius tamquam in viam ingressum, priusquam confectum iter sit, in hanc rei publicae noctem incidisse, tamen ea consolatione sustentor quam tu mihi, Brute, adhibuisti tuis suavissimis litteris, quibus me forti animo esse oportere censebas, quod ea gessissem, quae de me etiam me tacente ipsa loquerentur viverentque mortuo; quae, si recte esset, salute rei publicae, sin secus, interitu ipso testimonium meorum de re publica consiliorum darent.

Traduzione all'italiano


Ma se alzo lo sguardo su di te, Bruto, mi dolgo che la sventurata sorte dello stato sia bruscamente venuta a mettersi d'inciampo alla tua giovinezza, che avanzava, come su una quadriga, in mezzo alle lodi. Questo è il dolore che mi tocca, questa la preoccupazione che mi angustia; e così è per costui," che con me condivide lo stesso affetto e la stessa stima. A te va tutto il nostro favore: desideriamo che tu goda appieno del frutto delle tue doti, auspichiamo per te una situazione politica in cui tu possa rinnovare e accrescere la memoria di due casate illustrissime." Tuo era infatti il foro, tua quella lizza, tu solo ti eri presentato là in possesso non solamente di una lingua resa agile dall'esercizio: avevi anche provveduto l'eloquenza del corredo di più austere discipline," e grazie proprio a queste avevi unito ogni splendore di virtù con la più grande gloria di eloquenza.

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