Cicerone - Brutus - 320

Testo latino e traduzione versione da Cicerone, Brutus, 320.

Versione originale in latino


Nam is post consulatum—credo quod videret ex consularibus neminem esse secum comparandum, neglegeret autem eos qui consules non fuissent—summum illud suum studium remisit, quo a puero fuerat incensus, atque in omnium rerum abundantia voluit beatius, ut ipse putabat, remissius certe vivere. primus et secundus annus et tertius tantum quasi de picturae veteris colore detraxerat, quantum non quivis unus ex populo, sed existumator doctus et intellegens posset cognoscere. longius autem procedens ut in ceteris eloquentiae partibus, tum maxume in celeritate et continuatione verborum adhaerescens, sui dissimilior videbatur fieri cotidie.

Traduzione all'italiano


Sì, perché dopo il consolato - siccome vedeva, credo, che tra i consolari nessuno reggeva il confronto con lui, e d'altra parte non si curava di quelli che consoli non erano stati - rallentò quello zelo eccezionale che l'infiammava fin dalla fanciullezza, e, nell'abbondanza di ogni cosa, volle vivere in una maniera più felice, secondo lui; più rilassata, senz'altro. Il primo, il secondo e il terzo anno avevano eroso, quasi come il colore di una vecchia pittura, quel tanto di cui avrebbe potuto accorgersi non uno qualunque del popolo, ma solo un critico competente ed esperto. Però, con l'andare del tempo, aumentava la sua vischiosità, oltre che nelle altre parti dell'eloquenza, soprattutto per ciò che riguarda la rapidità dell'eloquio e la disinvoltura del periodare: di giorno in giorno, pareva diventare sempre più dissimile da se stesso.

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