Cicerone - Brutus - 317

Testo latino e traduzione versione da Cicerone, Brutus, 317.

Versione originale in latino


Duo tum excellebant oratores qui me imitandi cupiditate incitarent, Cotta et Hortensius; quorum alter remissus et lenis et propriis verbis comprendens solute et facile sententiam, alter ornatus, acer et non talis qualem tu eum, Brute, iam deflorescentem cognovisti, sed verborum et actionis genere commotior. itaque cum Hortensio mihi magis arbitrabar rem esse, quod et dicendi ardore eram propior et aetate coniunctior. etenim videram in isdem causis, ut pro M. Canuleio, pro Cn. Dolabella consulari, cum Cotta princeps adhibitus esset, priores tamen agere partis Hortensium. acrem enim oratorem, incensum et agentem et canorum concursus hominum forique strepitus desiderat.

Traduzione all'italiano


Due erano gli oratori che allora primeggiavano, e che mi accendevano del desiderio di imitarli, Cotta e Ortensio: il primo parlava in tono piano e pacato, formulando i pensieri in termini propri, con scioltezza e facilità; il secondo aveva ricchezza di ornamenti e impeto oratorio: non era come tu, Bruto, lo hai conosciuto già nel suo sfiorire, ma più animato nell'elocuzione e nell'azione. Perciò, pensavo, era più con Ortensio che dovevo vedermela: a lui ero più affine per ardore d'eloquenza, e più vicino per età. E poi avevo visto come in certe medesime cause - per esempio la difesa di Marco Canuleio o del consulare Quinto Dolabella -, anche se Cotta era stato preso come avvocato principale, il ruolo di primo piano veniva tuttavia sostenuto da Ortensio. Il concorso della gente e lo strepito del foro esigono infatti un oratore vigoroso, ardente, dall'azione" efficacemente vivace e dalla voce sonora.

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