Cicerone - Brutus - 306

Testo latino e traduzione versione da Cicerone, Brutus, 306.

Versione originale in latino


Ego autem iuris civilis studio multum operae dabam Q. Scaevolae P. f., qui quamquam nemini <se> ad docendum dabat, tamen consulentibus respondendo studiosos audiendi docebat. atque huic anno proxumus Sulla consule et Pompeio fuit. tum P. Sulpici in tribunatu cotidie contionantis totum genus dicendi penitus cognovimus; eodemque tempore, cum princeps Academiae Philo cum Atheniensium optumatibus Mithridatico bello domo profugisset Romamque venisset, totum ei me tradidi admirabili quodam ad philosophiam studio concitatus; in quo hoc etiam commorabar adtentius—etsi rerum ipsarum varietas et magnitudo summa me delectatione retinebat—, sed tamen sublata iam esse in perpetuum ratio iudiciorum videbatur.

Traduzione all'italiano


lo, avendo un forte interesse per il diritto civile, seguivo con grande assiduità Quinto Scevola figlio di Publio, il quale, sebbene in nessun caso si prestasse a insegnare, tuttavia, nel rispondere a quanti lo consultavano, insegnava a coloro che mettevano impegno nell'ascoltarlo. E l'anno successivo a questo fu quello del consolato di Silla e di Pompeo. Allora potei conoscere a fondo tutto il genere d'eloquenza di Publio Sulpicio, che nel corso del suo tribunato parlava quotidianamente di fronte all'assemblea popolare; e nello stesso periodo, una volta che il capo dell'accademia, Filone, fuggito dalla sua patria insieme ai maggiorenti di Atene in seguito alla guerra mitridatica, si fu stabilito a Roma, mi dedicai interamente a lui, animato da uno straordinario trasporto per la studio della filosofia; in esso indugiavo con interesse tanto più vivo - è vero che mi avvincevano la stessa varietà e importanza dei problemi, con l'immenso piacere che mi procuravano, ma tuttavia la normalità giudiziaria pareva abolita per sempre.

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