Cicerone - Brutus - 292

Testo latino e traduzione versione da Cicerone, Brutus, 292.

Versione originale in latino


Sane quidem, inquit Brutus; quamquam ista mihi tua fuit periucunda a proposita oratione digressio. Tum Atticus: aliquotiens sum, inquit, conatus, sed interpellare nolui. nunc quoniam iam ad perorandum spectare videtur sermo tuus, dicam, opinor, quod sentio. Tu vero, inquam, Tite. Tum ille: ego, inquit, ironiam illam quam in Socrate dicunt fuisse, qua ille in Platonis et Xenophontis et Aeschinis libris utitur, facetam et elegantem puto. est enim et minime inepti hominis et eiusdem etiam faceti, cum de sapientia disceptetur, hanc sibi ipsum detrahere, eis tribuere inludentem, qui eam sibi adrogant: ut apud Platonem Socrates in caelum effert laudibus Protagoram Hippiam Prodicum Gorgiam ceteros, se autem omnium rerum inscium fingit et rudem. decet hoc nescio quo modo illum, nec Epicuro, qui id reprehendit, adsentior. sed in historia, qua tu es usus in omni sermone, cum qualis quisque orator fuisset exponeres, vide quaeso, inquit, ne tam reprehendenda sit ironia quam in testimonio.

Traduzione all'italiano


"Va bene;" disse Bruto "per quanto io abbia molto gradito codesta tua digressione dal tema proposto." Allora Attico: "Sono stato più di una volta sul punto di interromperti, ma non ho voluto. Ora, siccome pare che il tuo discorso miri ormai alla conclusione, penso che dirò la mia opinione". "Di' pure, Tito" risposi. E lui allora: "lo" disse "giudico faceta ed elegante quell'ironia che dicono ci fosse in Socrate, della quale egli si avvale nei libri di Platone, di Senofonte e di Eschine. É infatti da persona per niente goffa, e anche da persona faceta, quando si discute sulla sapienza, negarla a se stesso e attribuirla in modo canzonatorio a quelli che se l'arrogano: come in Platone fa Socrate, il quale porta al cielo con i suoi elogi Protagora, Ippia, Prodico, Gorgia e altri, mentre, per quanto riguarda lui, si presenta come d'ogni cosa ignaro e inesperto. Ciò, non so come gli si confà, e non sono d'accordo con Epicuro, che biasima questo atteggiamento. Ma in una trattazione storica, come quella che hai svolto in tutto il tuo discorso, esponendo le caratteristiche dei singoli oratori, vedi, per piacere, se l'ironia non sia altrettanto biasimevole che in una testimonianza".

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