Cicerone - Brutus - 277

Testo latino e traduzione versione da Cicerone, Brutus, 277.

Versione originale in latino


Quin etiam memini, cum in accusatione sua Q. Gallio crimini dedisset sibi eum venenum paravisse idque a se esse deprensum seseque chirographa testificationes indicia quaestiones manifestam rem deferre diceret deque eo crimine accurate et exquisite disputavisset, me in respondendo, cum essem argumentatus quantum res ferebat, hoc ipsum etiam posuisse pro argumento, quod ille, cum pestem capitis sui, cum indicia mortis se comperisse manifesto et manu tenere diceret, tam solute egisset, tam leniter, tam oscitanter.

Traduzione all'italiano


Anzi, mi ricordo che nella sua accusa contro Quinto Gallio l'aveva incolpato di averlo voluto avvelenare; diceva di aver scoperto la cosa, e di portare in tribunale documenti scritti, deposizioni di testimoni, informazioni, dichiarazioni ottenute sotto tortura, insomma una faccenda di un'evidenza lampante; quando ebbe esposto le sue accuse in maniera accurata e minuziosa, io, nel rispondere, dopo aver svolto quelle argomentazioni che le cose permettevano, sfruttai inoltre come argomento proprio il fatto che lui, mentre diceva di aver scoperto una spaventosa macchinazione contro la sua persona, e di avere in mano le prove che si cercava la sua morte, aveva parlato in maniera tanto rilassata, tanto pacata, tanto neghittosa.

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