Cicerone - Brutus - 273

Testo latino e traduzione versione da Cicerone, Brutus, 273.

Versione originale in latino


Nec vero M. Caelium praetereundum arbitror, quaecumque eius in exitu vel fortuna vel mens fuit; qui quamdiu auctoritati meae paruit, talis tribunus plebis fuit, ut nemo contra civium perditorum popularem turbulentamque dementiam a senatu et a bonorum causa steterit constantius. quam eius actionem multum tamen et splendida et grandis et eadem in primis faceta et perurbana commendabat oratio. graves eius contiones aliquot fuerunt, acres accusationes tres eaeque omnes ex rei publicae contentione susceptae; defensiones, etsi illa erant in eo meliora quae dixi, non contemnendae tamen saneque tolerabiles. hic cum summa voluntate bonorum aedilis curulis factus esset, nescio quomodo discessu meo discessit a sese ceciditque, posteaquam eos imitari coepit quos ipse perverterat.

Traduzione all'italiano


E non credo di dover tralasciare Marco Celio, quale che ne sia stata, alla fine della vita, la sorte o l'inclinazione; egli, finché obbedì alla mia autorità, fu un tale tribuno della plebe, che nessuno si schierò con maggior fermezza a sostegno del senato e della causa della gente perbene, contro la demagogica e turbolenta follia di cittadini sciagurati. Ed era tuttavia fortemente sostenuta da un'eloquenza splendida e grandiosa, nonché particolarmente spiritosa e fine davvero. Di lui ci furono alcuni importanti discorsi di fronte all'assemblea popolare e tre accuse focose, tutte intraprese per fervido zelo verso lo stato; i discorsi di difesa, anche se era migliore in quel che ho appena detto, tuttavia erano non spregevoli, e del tutto accettabili. Eletto edile curule col più grande favore di tutta la gente perbene, con la mia partenza se ne dipartì, non so come, da se stesso, e cadde, dopo che ebbe incominciato a imitare quelli che proprio lui aveva abbattuto.

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