Cicerone - Brutus - 271

Testo latino e traduzione versione da Cicerone, Brutus, 271.

Versione originale in latino


Itaque ne hos quidem equites Romanos amicos nostros, qui nuper mortui sunt, <omittam,> P. Cominium Spoletinum, quo accusante defendi C. Cornelium, in quo et compositum dicendi genus et acre et expeditum fuit; T. Accium Pisaurensem, cuius accusationi r espondi pro A. Cluentio, qui et accurate dicebat et satis copiose, eratque praeterea doctus Hermagorae praeceptis, quibus etsi ornamenta non satis opima dicendi, tamen, ut hastae velitibus amentatae, sic apta quaedam et parata singulis causarum generibus argumenta traduntur.

Traduzione all'italiano


Pertanto non tralascerò neppure questi due cavalieri romani, amici miei, che sono morti da poco tempo: Publio Cominio di Spoleto, che fu l'accusatore nel processo in cui difesi Gaio Cornelio, e praticava un genere di eloquenza ordinato, vivace e spedito; Tito Accio, di Pesaro, alla cui accusa risposi come difensore di Aulo Cluenzio, che parlava in maniera accurata e abbastanza copiosa, e si era inoltre formato sulla precettistica di Ermagora la quale, anche se non correda di un'opulenta ornamentazione stilistica, fornisce tuttavia - come i giavellotti provvisti di cinghia che si danno ai veliti - una serie di argomenti ben organizzati in vista dei diversi generi delle cause.

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