Cicerone - Brutus - 268

Testo latino e traduzione versione da Cicerone, Brutus, 268.

Versione originale in latino


duo praeterea Lentuli consulares, quorum Pu blius ille nostrarum iniuriarum ultor, auctor salutis, quicquid habuit, quantumcumque fuit, illud totum habuit e disciplina; instrumenta naturae derant; sed tantus animi splendor et tanta magnitudo, ut sibi omnia, quae clarorum virorum essent, non dubitaret asciscere eaque omni dignitate obtineret. L. autem Lentulus satis erat fortis orator, si modo orator, sed cogitandi non ferebat laborem; vox canora, verba non horrida sane, ut plena esset animi et terroris oratio; quaereres in iudiciis fortasse melius, in re publica quod erat esse iudicares satis.

Traduzione all'italiano


268 E poi i due Lentulì consolari: l'uno, Publio, il vendicatore dei miei torti, il patrocinatore della mia salvezza, quel che aveva, quale che ne fosse l'entità, lo doveva interamente alla scuola; le doti naturali gli mancavano; ma tanta era la nobiltà e la grandezza del suo animo, che egli non esitava a rivendicare per sé le prerogative dei personaggi di più alto prestigio preservandole con dignità. Invece Lucio Lentulo fu un oratore piuttosto energico, se pure fu un oratore, ma non sopportava la fatica di preparare i discorsi. Aveva una voce sonora, e un'elocuzione non del tutto rozza: tanto che"' la sua eloquenza era piena di una formidabile animosità. Nei tribunali si sarebbe forse potuto richiedere qualcosa di meglio; nei dibattiti politici quel che aveva lo si poteva ritener sufficiente.

Trova ripetizioni online e lezioni private