Cicerone - Brutus - 246

Testo latino e traduzione versione da Cicerone, Brutus, 246.

Versione originale in latino


Etiam M. Pontidius municeps noster multas privatas causas actitavit, celeriter sane verba volvens nec hebes in causis vel dicam plus etiam quam non hebes, sed effervescens in dicendo stomacho saepe iracundiaque vehementius; ut non cum adversario solum sed etiam, quod mirabile esset, cum iudice ipso, cuius delinitor esse debet orator, iurgio saepe contenderet. M. Messalla minor natu quam nos, nullo modo inops, sed non nimis ornatus genere verborum; prudens acutus, minime incautus patronus, in causis co gnoscendis componendisque diligens, magni laboris, multae operae multarumque causarum.

Traduzione all'italiano


Anche il mio compaesano Marco Pontidio trattò molte cause private; le parole gli fluivano rapide, e nelle cause non era stupido, dirò anzi che era anche meglio che non stupido; ma quando parlava, aveva spesso dei bollori troppo violenti, a causa del temperamento stizzoso e iracondo; tanto che spesso litigava non solo con l'avversario, ma, cosa strabiliante, con lo stesso giudice nei cui confronti l'oratore deve usare i toni più lusinghieri. Marco Messalla più giovane di me, aveva un'elocuzione niente affatto povera, ma con un vocabolario non eccessivamente elegante; come avvocato era perspicace, acuto, per niente malaccorto, meticoloso nello studiare le cause e nel progettare la difesa; un lavoratore infaticabile, molto attivo, e pieno di cause.

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