Cicerone - Brutus - 242

Testo latino e traduzione versione da Cicerone, Brutus, 242.

Versione originale in latino


Eodem tempore C. L. Caepasii fratres fuerunt, qui multa opera, ignoti homines et repentini, quaestores celeriter facti sunt, oppidano quodam et incondito genere dicendi. addamus huc etiam, ne quem vocalem praeterisse videamur, C. Cosconium Calidianum, qui nullo acumine eam tamen verborum copiam, si quam habebat, praebebat populo cum multa concursatione magnoque clamore. quod idem faciebat Q. Arrius, qui fuit M. Crassi quasi secundarum. is omnibus exemplo debet esse quantum in hac urbe polleat multorum oboedire tempori multorumque vel honori vel periculo servire.

Traduzione all'italiano


Nello stesso periodo vissero i fratelli Gaio e Lucio Cepasii, i quali, grazie alla grande operosità - erano di bassi natali, e uscirono di colpo dall'oscurità - divennero rapidamente questori: avevano un modo di parlare provinciale e grossolano. E, per non sembrar tralasciare nessuno che fosse provvisto di voce, voglio qui aggiungere anche Gaio Cosconio Calidiano, il quale, del tutto privo di acume, offriva tuttavia al popolo quell'abbondanza di parole che aveva, tra grande concorso di folla e grandi applausi. Lo stesso faceva Quinto Arrio, che fu, per dir così, la spalla di Crasso. Costui deve esser a tutti d'esempio, di quanto conti in questa città rendersi disponibile per le necessità di molti, e mettersi al loro servizio, nelle ambizioni politiche come nelle situazioni critiche.

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