Cicerone - Brutus - 239

Testo latino e traduzione versione da Cicerone, Brutus, 239.

Versione originale in latino


C. deinde Piso statarius et sermonis plenus orator, minime ille quidem tardus in excogitando, verum tamen voltu et simulatione multo etiam acutior quam erat videbatur. nam eius aequalem M.'. Glabrionem bene institutum avi Scaevolae diligentia socors i psius natura neglegensque tardaverat. etiam L. Torquatus elegans in dicendo, in existimando admodum prudens, toto genere perurbanus. meus autem aequalis Cn. Pompeius vir ad omnia summa natus maiorem dicendi gloriam habuisset, nisi eum maioris gloriae cupi ditas ad bellicas laudes abstraxisset. erat oratione satis amplus, rem prudenter videbat; actio vero eius habebat et in voce magnum splendorem et in motu summam dignitatem.

Traduzione all'italiano


Poi, Gneo Pisone, oratore "statico" e discorsivo, non mancava affatto di prontezza nell'escogitare gli argomenti, e tuttavia, grazie alla capacità di contraffare l'espressione del volto, riusciva ad apparire anche molto più ricco di sagacia di quanto era. Invece il suo coetaneo Manio Glabrione, per quanto avesse ricevuto una buona formazione grazie alle cure del nonno Scevola, era rallentato dal temperamento indolente e neghittoso. E Lucio Torquato aveva parola elegante, era di giudizio assai avveduto, e in generale si distingueva per un bel tratto di urbanità. Il mio coetaneo Gneo Pompeo d'altra parte, uomo nato per ogni grandezza, avrebbe avuto maggior rinomanza nell'eloquenza, se un desiderio di più grande fama non lo avesse trascinato a gloriose imprese di guerra; aveva una discreta elevatezza di stile, e buona capacità di cogliere le questioni; la sua azione, poi, si distingueva per una voce dalla grande e limpida sonorità, e per l'insigne nobiltà del gestire.

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