Cicerone - Brutus - 231

Testo latino e traduzione versione da Cicerone, Brutus, 231.

Versione originale in latino


Vides igitur, ut ad te oratorem, Brute, pervenerimus tam multis inter nostrum tuumque initium dicendi interpositis oratoribus; ex quibus, quoniam in hoc sermone nostro statui neminem eorum qui viverent nominare, ne vos curiosius eliceretis ex me quid de quoque iudicarem, eos qui iam sunt mortui nominabo. Tum Brutus: non est, inquit, ista causa quam dicis, quam ob rem de iis qui vivunt nihil velis dicere. Quaenam igitur, inquam, est? Vereri te, inquit, arbitror ne per nos hic sermo tuus emanet et ii tibi suscenseant, quos praeterieris. Quid? vos, inquam, tacere non poteritis? Nos quidem, inquit, facillime; sed tamen te arbitror malle ipsum tacere quam taciturnitatem nostram experiri.

Traduzione all'italiano


Vedi dunque, Bruto, come siamo giunti a te e alla tua eloquenza; eppure sono tanti gli oratori che si collocano tra l'inizio della mia attività e quello della tua; di costoro - dal momento che ho stabilito di non nominare alcuno dei viventi, perché voi non cercaste di estorcermi con troppa curiosità il mio giudizio su ciascuno -nominerò solo i morti. "E allora Bruto: "Non è codesto che dici, il motivo per cui non vuoi dir niente dei viventi". "E quale è, allora?" dissi. "Penso" osservò "che tu abbia timore che questo tuo discorso trapeli per opera nostra, e che quelli che tu potrai trascurare si adirino con te." "E allora?" dissi. "Voi non sarete capaci di tacere?" "Per noi non ci sarebbe niente di più facile;" disse "ma credo tuttavia che tu preferisca tacere tu stesso piuttosto che mettere alla pro va la nostra riservatezza."

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