Cicerone - Brutus - 227

Testo latino e traduzione versione da Cicerone, Brutus, 227.

Versione originale in latino


Rem videbat acute, componebat diligenter, memoria valebat; verbis non ille quidem ornatis utebatur, sed tamen non abiectis; expedita autem erat et perfacile currens oratio; et erat eius quidam tamquam habitus non inurbanus; actio paulum cum vitio vocis tum etiam ineptiis claudicabat. hic temporibus floruit iis, quibus inter profectionem reditumque L. Sullae sine iure fuit et sine ulla dignitate res publica; hoc etiam magis probabatur, quod erat ab oratoribus quaedam in foro solitudo. Sulpicius occider at, Cotta aberat et Curio; vivebat e reliquis patronis eius aetatis nemo praeter Carbonem et Pomponium, quorum utrumque facile superabat.

Traduzione all'italiano


Vedeva con acume il nodo delle questioni e disponeva i materiali con diligenza, aveva buona memoria; impiegava un linguaggio certo non adorno, e tuttavia non sciatto; l'eloquio era spedito, e scorreva con grande facilità; e vi era in lui come un tono generale non inurbano; l'azione zoppicava un po', sia per la cattiva qualità della voce, sia anche per il gestire non felice. Costui fiorì al tempo in cui, tra la partenza e il ritorno di Silla, lo stato rimase senza legge e senza dignità; aveva tanto più successo, perché nel foro vi era come un deserto di oratori. Sulpicio era morto, erano lontani Cotta e Curione; tra gli altri avvocati di quel periodo, nessuno era più in vita, tranne Carbone e Pomponio; e questi li superava facilmente ambedue.

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