Cicerone - Brutus - 220

Testo latino e traduzione versione da Cicerone, Brutus, 220.

Versione originale in latino


itaque cum ei nec officium deesset et flagraret studio dicendi, perpaucae ad eum causae deferebantur. orator autem, vivis eius aequalibus, proxumus optumis numerabatur propter verborum bonitatem, ut ante dixi, et expeditam ac profluentem quodam modo c eleritatem. itaque eius orationes aspiciendas tamen censeo. sunt illae quidem languidiores, verum tamen possunt augere et quasi alere id bonum, quod in illo mediocriter fuisse concedimus: quod habet tantam vim, ut solum sine aliis in Curione speciem orato ris alicuius effecerit. sed ad instituta redeamus.

Traduzione all'italiano


Perciò, sebbene non gli mancasse la volontà di render servigi, e fosse infiammato dalla passione di parlare in pubblico, ben poche cause gli venivano affidate. Ma come oratore, finché vissero quelli della sua generazione, veniva considerato molto vicino ai migliori, in forza della purezza del suo linguaggio, come ho detto prima, e per la rapidità spedita e, per così dire, fluida della sua parola. Perciò io sono del parere che alle sue orazioni si debba comunque dare un'occhiata. Certo sono un po' fiacche, ma tuttavia possono accrescere, e quasi alimentare quella qualità che egli, dobbiamo riconoscerlo, possedeva in discreta misura. Essa ha tanta importanza, che da sola, senza altre, ha fatto sì che Curione potesse fare una qualche figura d'oratore. Ma torniamo al nostro argomento.

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