Cicerone - Brutus - 217

Testo latino e traduzione versione da Cicerone, Brutus, 217.

Versione originale in latino


is cum tribunus plebis Curionem et Octavium consules produxisset Curioque multa dixisset sedente Cn. Octavio conlega, qui devinctus erat fasciis et multis medicamentis propter dolorem artuum delibutus, 'numquam, inquit, Octavi, conlegae tuo gratiam re feres; qui nisi se suo more iactavisset, hodie te istic muscae comedissent.' memoria autem ita fuit nulla, ut aliquotiens, tria cum proposuisset, aut quartum adderet aut tertium quaereret; qui in iudicio privato vel maxumo, cum ego pro Titinia Cottae pero ravissem, ille contra me pro Ser. Naevio diceret, subito totam causam oblitus est idque veneficiis et cantionibus Titiniae factum esse dicebat.

Traduzione all'italiano


217 Costui, quando era tribuno della plebe, presentò all'assemblea i consoli Ottavio e Curione; dopo che quest'ultimo ebbe parlato a lungo, mentre il collega Gneo Ottavio restava seduto, tutto avvolto in fasce e impiastricciato di medicamenti a causa di dolori articolari, "Non potrai mai dimostrare la tua riconoscenza al tuo collega, Ottavio:" esclamò "se non si fosse dimenato com'è sua abitudine, oggi le mosche ti avrebbero mangiato costi". Di memoria, poi, proprio non ne aveva: tanto che diverse volte, dopo aver proposto tre punti da svolgere, ne aggiungeva un quarto, o non ritrovava il terzo. In una causa privata di grande importanza, dopo che io ebbi pronunciato, facendo seguito a Cotta, la perorazione in favore di Titinia, egli prese la parola contro di me in favore di Servio Nevio; d'improvviso si dimenticò completamente la causa; e diceva che la colpa era stata dei filtri e degli incantesimi di Titinia.

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