Cicerone - Brutus - 212

Testo latino e traduzione versione da Cicerone, Brutus, 212.

Versione originale in latino


Quid Crassum, inquam, illum censes istius Liciniae filium, Crassi testamento qui fuit adoptatus? Summo iste quidem dicitur ingenio fuisse, inquit; et vero hic Scipio conlega meus mihi sane bene et loqui videtur et dicere. Recte, inquam, iudicas, Brute. etenim istius genus est ex ipsius sapientiae stirpe generatum. nam et de duobus avis iam diximus, Scipione et Crasso, et de tribus proavis, Q. Metello, cuius quattuor filii, P. Scipione, qui ex dominatu Ti. Gracchi privatus in libertatem rem publicam vindicavit, Q. Scaevola augure, qui peritissimus iuris idemque percomis est habitus.

Traduzione all'italiano


Che cosa pensi" dissi "del Crasso figlio di codesta Licinia, quello che venne adottato per testamento da Crasso? "Si dice che avesse il più grande talento;" rispose "del resto anche lo Scipione mio collega mi sembra proprio che si esprima in una buona lingua, sia nel conversare sia nel parlare in pubblico." "Giudichi bene, Bruto" dissi. "La sua schiatta è nata dalla radice stessa della saggezza. Infatti ho già parlato dei due avi, Scipione e Crasso, e dei tre bisavoli, Quinto Metello, con i suoi quattro figli, Publio Scipione," che da privato cittadino affrancò lo stato dalla tirannide di Tiberio Gracco, Quinto Scevola l'Augure, rinomato tanto per la profonda competenza nel diritto civile quanto per l'immensa disponibilità.

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