Cicerone - Brutus - 205

Testo latino e traduzione versione da Cicerone, Brutus, 205.

Versione originale in latino


Sulpici orationes quae feruntur, eas post mortem eius scripsisse P. Cannutius putatur aequalis meus, homo extra nostrum ordinem meo iudicio disertissimus. ipsius Sulpici nulla oratio est, saepeque ex eo audivi, cum se scribere neque consuesse neque po sse diceret. Cottae pro se lege Varia quae inscribitur, eam L. Aelius scripsit Cottae rogatu. fuit is omnino vir egregius et eques Romanus cum primis honestus idemque eruditissimus et Graecis litteris et Latinis, antiquitatisque nostrae et in inventis reb us et in actis scriptorumque veterum litterate peritus. quam scientiam Varro noster acceptam ab illo auctamque per sese, vir ingenio praestans omnique doctrina, pluribus et inlustrioribus litteris explicavit.

Traduzione all'italiano


Le orazioni che vanno sotto il nome di Sulpicio, si ritiene che le abbia scritte, dopo la sua morte, il mio coetaneo Publio Cannuzio, a mio parere l'uomo più facondo al di fuori del nostro ordine." Orazioni autentiche di Sulpicio non ce ne sono, e spesso io l'ho sentito dire che di scrivere non aveva né l'abitudine né la capacità. L'orazione di Cotta che porta il titolo Autodifesa dall'accusa in base alla legge Varia, la scrisse, dietro richiesta di Cotta, Lucio Elio." Costui fu un uomo assolutamente egregio, e un cavaliere romano tra i più onorevoli, per di più coltissimo nelle lettere greche e latine, con una competenza erudita del nostro passato - per quanto riguarda sia il pro cesso di formazione delle istituzioni, sia gli accadimenti - e degli scrittori antichi. Da lui il nostro Varrone ha ricevuto questa scienza e la ha accresciuta con opera propria, e, da uomo eminente per ingegno e per universale sapere quale è, l'ha esposta in opere più vaste e più insigni.

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