Cicerone - Brutus - 191

Testo latino e traduzione versione da Cicerone, Brutus, 191.

Versione originale in latino


nec enim posset idem Demosthenes dicere, quod dixisse Antimachum clarum poetam ferunt: qui cum convocatis auditoribus legeret eis magnum illud, quod novistis, volumen suum et eum legentem omnes praeter Platonem reliquissent, 'legam' inquit 'nihilo min us: Plato enim mihi unus instar est centum milium'. et recte: poema enim reconditum paucorum adprobationem, oratio popularis adsensum volgi debet movere. at si eundem hunc Platonem unum auditorem haberet Demosthenes, cum esset relictus a ceteris, verbum f acere non posset.

Traduzione all'italiano


E infatti Demostene non avrebbe potuto dire quel che si tramanda abbia detto il celebre poeta Antimaco; di fronte a un uditorio da lui invitato, costui leggeva quella sua voluminosa opera che voi conoscete; mentre leggeva, venne piantato in asso da tutti, eccettuato Platone. "Leggerò lo stesso;" disse "Platone da solo vale per me centomila ascoltatori." E aveva ragione: una composizione poetica sofisticata deve infatti suscitare l'approvazione di pochi, un discorso di fronte al popolo, il consenso del volgo. Se però sempre lo stesso Platone lo avesse avuto come unico ascoltatore Demostene, e fosse stato invece piantato in asso da tutti gli altri, non avrebbe potuto proferire parola.

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