Cicerone - Brutus - 188

Testo latino e traduzione versione da Cicerone, Brutus, 188.

Versione originale in latino


tu artifex quid quaeris amplius? delectatur audiens multitudo et ducitur oratione et quasi voluptate quadam perfunditur: quid habes quod disputes? gaudet dolet, ridet plorat, favet odit, contemnit invidet, ad misericordiam inducitur ad pudendum ad pig endum; irascitur miratur sperat timet; haec perinde accidunt ut eorum qui adsunt mentes verbis et sententiis et actione tractantur; quid est quod exspectetur docti alicuius sententia? quod enim probat multitudo, hoc idem doctis probandum est. denique hoc specimen est popularis iudici, in quo numquam fuit populo cum doctis intellegentibusque dissensio.

Traduzione all'italiano


tu, esperto, cosa vuoi ancora? La folla in ascolto trova gusto, si lascia prendere dal discorso, ed è quasi pervasa da un senso di piacere: che cosa hai da discutere? Gioisce, si rattrista, ride, piange, prova simpatia o avversione, disprezzo o invidia, è mossa a compassione, a vergogna, a rincrescimento; si adira, resta sorpresa, spera e teme. Gli effetti variano a seconda del trattamento cui le menti degli ascoltatori vengono sottoposte dalle parole, dai pensieri, dall'azione dell'oratore; che bisogno c'è di aspettare il parere di un qualche intenditore? Infatti, ciò che incontra l'approvazione della folla, deve incontrare anche quella degli intenditori. Ecco infine un esempio probante del fatto che nel giudizio del popolo non c'è mai stato contrasto tra il popolo e gli intenditori e i competenti.

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