Cicerone - Brutus - 172

Testo latino e traduzione versione da Cicerone, Brutus, 172.

Versione originale in latino


ego memini T. Tincam Placentinum hominem facetissimum cum familiari nostro Q. Granio praecone dicacitate certare. Eon', inquit Brutus, de quo multa Lucilius? Isto ipso; sed Tincam non minus multa ridicule dicentem Granius obruebat nescio quo sapore vernaculo; ut ego iam non mirer illud Theophrasto accidisse, quod dicitur, cum percontaretur ex anicula quadam quanti aliquid venderet et respondisset illa atque a ddidisset 'hospes, non pote minoris', tulisse eum moleste se non effugere hospitis speciem, quom aetatem ageret Athenis optumeque loqueretur omnium. sic, ut opinor, in nostris est quidam urbanorum sicut illic Atticorum sonus. sed domum redeamus, id est ad nostros revortamur.

Traduzione all'italiano


Mi ricordo che Tito Tinca di Piacenza, uomo molto lepido, gareggiava in motti di spirito col mio amico Quinto Granio, il banditore." "Quello" disse Bruto "di cui tanto parla Lucilio? "Proprio lui; ma Granio sopraffaceva Tinca, che pure non diceva meno spiritosaggini, grazie a non so quale fragranza nostrana; tanto che non mi meraviglio più di quel che raccontano sia capitato a Teofrasto: aveva chiesto a una vecchietta a quanto vendesse una cosa, e quella gli aveva risposto, aggiungendo poi "Straniero, per meno non posso"; egli si era indispettito perché non riusciva a evitare di dar l'impressione dello straniero, per quanto vivesse ad Atene e parlasse in maniera eccellente. Così, credo, da noi vi è un particolare accento della gente della città, come là ve ne è uno degli ateniesi. Ma rientriamo in patria, voglio dire torniamo ai nostri concittadini.

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